Da capo della Curva Sud a “manager” di un business della droga da 7 milioni: le motivazioni della condanna a Luca Lucci

La stessa capacità organizzativa con cui guidava il tifo rossonero, messa al servizio del narcotraffico internazionale.

Da capo della Curva Sud a “manager” di un business della droga da 7 milioni: le motivazioni della condanna a Luca Lucci

Mg Milano 29/01/2019 - Coppa Italia / Milan-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: tifosi Milan

C’è un dettaglio che, più di ogni cifra, racconta la parabola di Luca Lucci: la stessa “capacità organizzativa” con cui per anni ha guidato la Curva Sud del Milan sarebbe stata messa al servizio di un traffico internazionale di droga. Lo scrivono le motivazioni con cui la gup di Milano Giulia Masci, lo scorso aprile, ha condannato in abbreviato l’ex leader ultrà rossonero a 18 anni e 8 mesi per narcotraffico, come riportato dall’ANSA.

Un “volume d’affari” da quasi 7 milioni

Secondo la ricostruzione della giudice, grazie alla sua “capacità organizzativa” Lucci, tra il luglio 2020 e il marzo 2021 — in piena pandemia da Covid — sarebbe riuscito, insieme a un altro componente dell'”associazione criminale“, a effettuare “14 importazioni di hashish e marijuana” per quasi 2.000 chili complessivi e per un “volume d’affari pari a quasi 7 milioni di euro”. Quella stessa capacità, si legge, “si spingeva sino ad avere diversi contatti in Marocco direttamente con i produttori”. Ed era sempre lui a gestire “la fase materiale della consegna” agli acquirenti, avvalendosi di “due corrieri compiacenti” che lavoravano per la “società Amazon” — del tutto estranea alle indagini — e che venivano pagati dall’acquirente 500 euro a consegna. Lucci, aggiunge la gup, risolveva “i problemi che di volta in volta” si presentavano: così, quando “il corriere che di norma si occupava del trasporto” venne arrestato in Francia, lui “si adoperava immediatamente per risolvere la situazione”. Non è un volto nuovo alle aule: era già finito a processo per traffico di droga, ed è la stessa figura al centro delle intercettazioni dell’inchiesta ultras, quelle con Fedez ed Emis Killa.

Le altre condanne e l’ombra della ‘ndrangheta

La gup ha inflitto pene anche ad altri 22 imputati, da 3 fino a 13 anni e mezzo. Tra questi Rosario Calabria (9 anni e 5 mesi), ritenuto vicino sia a Lucci sia alla cosca di ‘ndrangheta dei Barbaro-Papalia; Daniele Cataldo (8 anni e 10 mesi), ex vice di Lucci già condannato per il tentato omicidio del 2019 dell’ultrà Enzo Anghinelli; Fatjon Gjonaj (13 anni e mezzo), indicato come altro vertice dell’organizzazione; e Roberta Grassi (5 anni e un mese), ritenuta la contabile della Sud per conto di Lucci. Un intreccio tra tifo organizzato e criminalità che il capo ultrà conosce bene: era già stato condannato a 10 anni nel filone sull’associazione delle curve.

Cosa c’entra tutto questo con il pallone

La vicenda si innesta nell’inchiesta “Doppia Curva”, che ha svelato il peso economico delle tifoserie di San Siro: dalla Curva del Milan che incassava 100mila euro l’anno solo con i biglietti, fino al punto che Milan e Lega Serie A hanno chiesto un risarcimento danni. Un sistema in cui il tifo diventava impresa, e in cui — a leggere le motivazioni — le stesse doti da “organizzatore” si riversavano in tutt’altri traffici. Per Lucci la partita giudiziaria non è finita: il filone principale dell’inchiesta approda in appello, dove si va verso una serie di patteggiamenti.