Condò: “Riprendendo Mancini, Malagò ha spostato in avanti il limite della decenza”
Duro sul Corriere della Sera: "E' inconcepibile come si possa pretendere di tornare sulla panchina tradita una volta che la vita di Riad ti è venuta a noia"

Napoli 23/03/2023 - qualificazioni Euro 2024 / Italia-Inghilterra / foto Image Sport nella foto: Roberto Mancini
Alla fine del lunghissimo e tortuoso che ha condotto la Nazionale alla casella del via c’era ad aspettarci Giovanni Malagò, “che sapeva dal primo giorno dove voleva arrivare, e alla fine ci è arrivato piantando la bandierina di Mancini c.t”. Lo scrive Paolo Condò sul Corriere della Sera in un’analisi molto critica della scelta del Presidente della Figc. Condò, pur essendo legato come molti altri da un’amicizia di lunga data con Mancini (lo scrive il Corsera stesso, nella sua newsletter del mattino), giudica la scelta di Mancini problematica. Condò scrive che così Malagò “ha spostato in avanti il limite della decenza: da oggi puoi abbandonare l’Italia 27 giorni prima di gare che contano per andare a prendere un ingaggio fiabesco in Arabia Saudita — 50 milioni il totale fra compenso e buonuscita — e tornare a Coverciano come se nulla fosse”.
“Intendiamoci – continua Condò – non facciamo i moralisti con i soldi degli altri, l’offerta saudita era oggettivamente enorme, non critichiamo Mancini per averla accettata. Quello che ci resta inconcepibile è come si possa pretendere di tornare sulla panchina tradita una volta che la vita di Riad ti è venuta a noia, perché già al momento di sostituire Spalletti, poco più di un anno fa, Mancini si era riproposto in tutti i modi a Gravina, venendone stoppato anche per l’intervento di Buffon, identico in questo a Maldini, e non è certo casuale il comune sentire di due monumenti della storia azzurra”.

Ora ne risponde Malagò
“Malagò si è preso questa responsabilità, convinto che i risultati faranno scivolare la questione etica lontano dai riflettori: è probabile che abbia ragione, perché tutto scorre e di indignazione in indignazione la classifica della rabbia popolare cambia ogni tre giorni. Ma da tutta questa storia esce una corrente d’aria gelida che fa rabbrividire“.
Condò ne ha anche per l’altra nomina, quella di Claudio Ranieri direttore tecnico e per Maldini: “è una figura universalmente benvoluta, e proprio per questo oggi sembra più una foglia di fico che una reale alternativa operativa nel ruolo di direttore tecnico che con Maldini sarebbe stato la vera cifra della presidenza Malagò. Ma Paolo se ne è andato, incapace di capire che il cavaliere immacolato fa bella mostra di sé ma non modifica la realtà di una virgola, mentre è l’uomo pulito che porta il compromesso il più vicino possibile al giusto a migliorare la vita della gente. In questo caso, del nostro calcio”.