E se nasce la Nazionale di Malagò, la chiameremo Roma
Milano è stata scalzata via (o si è autoeliminata). E a quel punto Malagò ha deciso di morire con le sue idee e la sua città. E poi non solo Parioli, si è spinto persino a Testaccio

Malagò e la romanità inclusiva, dai Parioli a Testaccio
Roma. Non poteva essere altrimenti. La Nazionale di Malagò si chiama Roma. Fa riferimento a Roma. L’allenatore sarà Roberto Mancini che è sì marchigiano ma è anche cittadino (non solo tesserato) del Circolo Aniene di Giovanni Malago. Gioca nella squadra di calcio dell’Aniene. È stato una bandiera della Lazio. Il direttore tecnico è Claudio Ranieri un concentrato di romanità. Dai Parioli a Testaccio, Malagò può esibire anche la patente di romanità inclusiva.

Milano è stata spazzata via. Si potrebbe scrivere un’enciclopedia sul rapporto Milano-Roma. I milanesi hanno una sorta di terrore della capitale: per loro è come se fossero le sabbie mobili. I romani snobbano Milano come se non esistesse. Non c’è rimedio. Malagò in conferenza un concetto voleva esprimere in modo chiaro e l’ha espresso: Maldini e Leonardo altri nomi rispetto a Pirlo non he hanno fatti. Come a dire: il loro era un aut aut. O così o niente. E allora il presidente della Figc ha rotto gli indugi e ha deciso di morire con le sue idee e con la sua romanità.
Maldini voleva la Nazionale e il calcio italiano chiavi in mano.
Onestamente torto non gli si può dare. Maldini voleva la Nazionale e il calcio italiano chiavi in mano. E voleva relegare al rango di banalità la questioncella di Pirlo con il colosso di scommesse russo. I milanisti non proprio innamorati di lui ci tengono a ricordare che Berlusconi non ha mai voluto nel suo Milan il Maldini dirigente.
E a proposito della pendenza russa di Pirlo, vale la pena di aggiungere un concetto: nel comunicato di mezzanotte, il ct designato non ha minimamente accennato alla volontà di rescindere il contratto. Non ci sembra un dettaglio. A noi non sembra un dettaglio nemmeno l’essere andati a Mosca a firmare autografi durante il bombardamento sull’Ucraina. C’è una guerra e l’Italia ha preso posizione. E sì nemmeno l’Arabia Saudita sa cosa siano i diritti civili, lì i giornalisti li sgozzano (Kashoggi). Però non è la stessa cosa. Si sa che Mancini è andato in Arabia Saudita. Brucia che per andare lì abbia abbandonato la Nazionale. È un’altra storia.

Non sappiamo il Mancio se sia la scelta migliore. Noi avremmo virato su Conte. Decisamente. Però Malagò ha messo la firma sulla sua Nazionale. In fin dei conti è stato eletto per questo. E ci sta che se la giochi a modo suo, dopo aver rincorso quel che riteneva il meglio sul mercato (ossia Maldini). Come scritto, ha sancito anche una separazione netta da Gravina che mai avrebbe chiamato Mancini. Per usare una terminologia che oggi va molto di moda, ci ha messo la faccia. Almeno non si è nascosto. Se andrà a sbattere, sapremo con chi prendercela e ne trarrà le conclusioni. Ha scelto di andare alla battaglia con gli amici suoi. E forse gli darà anche un po’ fastidio non veder sottolineato abbastanza che la sua Nazionale non è solo roba parolina. Ha incluso persino Testaccio. Certo con la gentrification sta diventando altro rispetto al quartiere centrale nel film di Paola Cortellesi. Vabbè ma adesso non stiamo a spaccare il capello.