Chi era Jayden Adams, il ragazzo del Sudafrica che ha giocato il Mondiale nel dolore: morto a 25 anni
Centrocampista del Mamelodi Sundowns e dei Bafana Bafana, cresciuto allo Stellenbosch, aveva appena vissuto le settimane più intense della sua carriera: la storica qualificazione agli ottavi, ma anche il lutto per la nonna, mancata durante il torneo. Un talento gentile, capace di dedicare i suoi trofei ai compagni scomparsi.

Jayden Adams of South Africa during the FIFA World Cup 2026, Group A football match between Mexico and South Africa on 11 June 2026 at Azteca stadium in Mexico city, Mexico - Photo Soma Suzuki / Photo Kishimoto / DPPI (Photo by Soma Suzuki / Photo Kishimoto / DPPI via AFP)
Il calcio sudafricano piange Jayden Adams, morto a soli 25 anni. La scomparsa del centrocampista del Mamelodi Sundowns e della nazionale Bafana Bafana è stata confermata dal sindacato calciatori (SAFPU) e dal Ministero dello Sport sudafricano. Le cause non sono state ufficialmente comunicate; alcuni media locali riferiscono di un possibile gesto volontario e la polizia avrebbe aperto un fascicolo, ma per rispetto della famiglia è giusto attenersi ai fatti accertati ed evitare ricostruzioni non confermate. Chi era, allora, questo ragazzo di cui piange un intero Paese?
Dallo Stellenbosch al Sundowns: una carriera in ascesa
Adams si era formato nel vivaio dello Stellenbosch FC, dove era cresciuto insieme a una generazione di giovani talenti. Da lì, nel gennaio 2025, il salto al Mamelodi Sundowns, il club più titolato del Sudafrica. Con i Brazilians la consacrazione: lo scorso maggio aveva alzato la CAF Champions League, il massimo trofeo del calcio africano. E anche in quel momento di gioia aveva mostrato la sua sensibilità, dedicando la medaglia a Oshwin Andries, ex compagno allo Stellenbosch morto nel 2023 dopo un’aggressione. Un gesto che racconta più di tante statistiche il tipo di ragazzo che era.
Il Mondiale vissuto tra orgoglio e lutto
La sua estate era stata quella del sogno. Adams aveva preso parte alla spedizione del Sudafrica al Mondiale 2026, giocando titolare due delle tre gare del girone: la sconfitta con il Messico e il pareggio con la Cechia. Quest’ultima partita l’aveva disputata il giorno dopo la morte della nonna, Marianna Adams, scomparsa il 17 giugno: un dettaglio che dice tutto della sua forza d’animo. Poi era subentrato nella vittoria per 1-0 sulla Corea del Sud che, il 24 giugno, aveva regalato ai Bafana Bafana la prima qualificazione alla fase a eliminazione diretta della loro storia. Quella con la Corea sarebbe stata la sua ultima partita: contro il Canada, negli ottavi persi 1-0 il 28 giugno, era rimasto in panchina.
Il cordoglio di un Paese
Il ricordo delle istituzioni ne ha tratteggiato il profilo umano. Il ministro dello Sport Gayton McKenzie ha raccontato di averlo contattato per le condoglianze dopo il lutto familiare, restando colpito dalla sua “risposta umile e riconoscente”: aver scelto di indossare la maglia della nazionale in quel momento, ha detto, “parla di una profondità di carattere e di una professionalità ben oltre la sua età”. La SAFPU lo ha salutato come “un giocatore di talento, un fiero servitore del gioco e una giovane vita che aveva ancora tanto da offrire”. Storie come la sua ricordano quanto conti, dietro ai risultati, la persona: e quanto sia importante che nel calcio si parli sempre di più di salute mentale e della necessità di chiedere aiuto. A Jayden Adams, alla sua famiglia e al calcio sudafricano va il nostro pensiero.