Bisignani chiama a raccolta la politica laziale contro Lotito: “Il vostro silenzio è assenza di coraggio”

L'uomo dei Palazzi trasforma la contestazione dei tifosi in un affare di potere: una lettera che inchioda i politici biancocelesti al loro silenzio e li convoca a un evento pubblico. Con un paragone velenoso: quando c'è di mezzo la Roma, a Roma i personaggi pubblici ci mettono la faccia. La Lazio, invece, no.

Bisignani chiama a raccolta la politica laziale contro Lotito: “Il vostro silenzio è assenza di coraggio”

As Roma 14/02/2024 - Champions League / Lazio-Bayern Monaco / foto Antonello Sammarco/Image Sport Nella foto: Claudio Lotito

La questione Lazio diventa un caso politico, e a spingerla su quel terreno è Bisignani. In una lunga lettera pubblicata su Il Tempo, l’ex giornalista — figura da sempre a metà tra il giornalismo e le stanze del potere — invita la classe politica di fede biancoceleste a prendere posizione sul futuro del club, nel pieno della contestazione a Claudio Lotito, patron, presidente e senatore di Forza Italia.

L’appello agli “Stati Generali della Lazialità”

Il punto di partenza è il corteo del 2 luglio; l’approdo è l’appuntamento di sabato 11 luglio alle 17 al Teatro Manzoni, gli “Stati Generali della Lazialità”. Ma il bersaglio sono i tanti laziali di Palazzo rimasti alla finestra: “Dal mondo dei tifosi vip biancocelesti, dei parlamentari, degli assessori e dei grandi imprenditori laziali continua ad arrivare un silenzio che comincia a fare rumore”, scrive Bisignani. È la stessa pressione che accompagna Lotito da mesi, dalla lettera “Lotito vendi” firmata da 36.000 tifosi alle repliche dello stesso presidente, che chiede dialogo mentre i tifosi sognano che venda.

Chi si è esposto e chi tace

Bisignani distingue. Elogia il ministro dello Sport Andrea Abodi, che sulla protesta ha detto “Comprendo i sentimenti, soprattutto quando sono profondi, sinceri e corretti”, e cita l’ex ministro Cesare Previti e Alessandro Di Battista (“Solo i laziali possono capire cosa si sta vivendo”). Ricorda chi il 2 luglio “ha scelto di metterci la faccia”: in primis il governatore Francesco Rocca, poi dirigenti delle istituzioni, banchieri e artisti come Tommaso Paradiso e Briga. A chi invece si nasconde, lancia l’invito e la stoccata: “Noi li aspettiamo agli Stati Generali della Lazio, in presenza oppure in collegamento video. Non per una passerella, ma per ascoltare”. Perché, avverte, “ci sono momenti in cui essere assenti non è semplice mancanza: è assenza di coraggio”.

La stoccata: “I romanisti di Palazzo ci mettono la faccia”

La parte più tagliente è il paragone con i cugini giallorossi. “I romanisti di Palazzo, sulla Roma, parlano, telefonano, ricevono, protestano, si fanno fotografare”, scrive Bisignani, che rispolvera perfino l’estate del 1983, quando Falcao sembrava destinato all’Inter e la politica — e, nel racconto, persino ambienti vaticani — si mobilitò per trattenerlo alla Roma. “Cambiano i partiti, cadono i governi, si rompono le alleanze. Ma la fede romanista gode di una stabilità istituzionale sconosciuta al Paese”, osserva. I laziali di Palazzo, invece, sarebbero affetti da “una curiosa forma di tifoseria intermittente: fervente nella penombra dei corridoi, silente non appena si accendono i riflettori”. La chiosa è un ordine di scuderia: “Il tempo delle chat è finito: adesso bisogna uscire dal gruppo e metterci la faccia”.

Un affare che va oltre il pallone

Dietro l’invettiva c’è la posta vera: il destino della proprietà. È lo stesso clima in cui Lotito parla ai magistrati di un “piano per destabilizzare la Lazio” e in cui, sul mercato, continua a fare muro sulle cessioni. Bisignani, che nelle scorse settimane aveva già rilanciato l’idea dell’azionariato popolare, trasforma così una contestazione sportiva in una partita di potere a un anno dalle elezioni. Sabato, promette, si vedrà chi avrà il coraggio di esserci. E chi, invece, “si fa notare soprattutto per la sua assenza”.