Bielsa lascia l’Uruguay dopo il flop: “Addio doloroso, non ho scuse”. E svela le riunioni con i giocatori

Conferenza-fiume di un'ora e mezza al Centenario: due punti in tre gare ed eliminazione ai gironi come nel 2022. El Loco ammette il fallimento, racconta i confronti con lo spogliatoio e nega la frattura coi dati di corsa.

Bielsa lascia l’Uruguay dopo il flop: “Addio doloroso, non ho scuse”. E svela le riunioni con i giocatori

Lt Miami (Stati Uniti) 20/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Uruguay-Capo Verde / foto Luca Taddeo/Image Sport nella foto: Marcelo Bielsa

Finisce dopo tre anni il ciclo di Marcelo Bielsa all’Uruguay. Un addio amaro, segnato dal flop ai Mondiali — la Celeste è uscita ai gironi, come nel 2022 — che l’allenatore argentino ha voluto chiudere con una conferenza stampa lunghissima, oltre un’ora e mezza al Centenario di Montevideo, per provare a spiegare cosa è successo. Senza nascondersi.

Bielsa e l’Uruguay: “Addio doloroso, nessuna scusa per i due punti”

El Loco parte dall’ammissione: “Questa chiusura è molto dolorosa, per le speranze che avevo quando ho intrapreso il progetto e per come è finita male. Non ho scuse per spiegare perché la squadra abbia ottenuto solo due punti su nove“. Due pareggi con Capo Verde e Arabia Saudita, la sconfitta con la Spagna: troppo poco perfino per rientrare tra le migliori terze. Nella stessa conferenza, come riporta il Corriere dello Sport, Bielsa ha spiegato anche la controversa sostituzione del portiere Muslera contro la Spagna.

 

 

Le riunioni coi giocatori: “Mi hanno detto che davo troppe informazioni”

Il capitolo più delicato è il rapporto con lo spogliatoio, che da fuori sembrava deteriorato. Bielsa lo racconta diversamente: “Ho avuto riunioni con i giocatori affinché mi dicessero cosa non gli piaceva del mio modo di lavorare. La prima cosa che mi hanno detto è che davo troppe informazioni: le ho ridotte a meno della metà, ho chiarito e reso più accessibili i messaggi. Non hanno funzionato e ho smesso di farli”. Ammette anche il freddo: alla domanda se avesse “conquistato” i giocatori, risponde secco: “No. Si sentivano a loro agio con me? No. Con due o tre ho un rapporto d’affetto”. Parole che confermano un metodo tornato sotto accusa già alla vigilia del torneo.

Frattura o no? La difesa di El Loco (e un metodo già sotto accusa)

Sul presunto strappo, però, Bielsa si difende con i numeri: “Un ex giocatore dell’Uruguay dice che si è visto in campo che gruppo e allenatore erano disuniti. Io dico il contrario: eravamo abbastanza uniti da correre il 20% in più dell’Arabia, il 30% in più di Capo Verde e il 25% in più della Spagna”. Una versione che stride con le ricostruzioni di un ammutinamento silenzioso — la sua era una autorità messa in discussione” da tempo — ed è l’ennesimo capitolo del dibattito su un tecnico venerato e contestato, che c’è perfino chi ha definito “il più grande bluff” del calcio. Comincia così, con una lunga confessione, la fine di un ciclo iniziato tre anni fa nello stesso stadio. Con l’ennesima domanda irrisolta: dove finisce il genio e dove comincia l’ostinazione?