La Francia riforma il calcio per legge: tetto agli stipendi, partite in chiaro e l’ombra di al-Khelaïfi

Ne scrive l'Equipe: nata dal crollo dei diritti tv — dal fiasco Mediapro all'addio di DAZN — la proposta tocca governance, conflitti d'interesse, pirateria e sport femminile. Oggi l'esame all'Assemblea, con l'approvazione definitiva attesa per il 21 luglio.

La Francia riforma il calcio per legge: tetto agli stipendi, partite in chiaro e l’ombra di al-Khelaïfi

Paris Saint-Germain's Spanish head coach Luis Enrique (C), Paris Saint-Germain's Spanish midfielder #08 Fabian Ruiz (R) and team members celebrate their team's win of the UEFA Champions League final football match between Paris Saint-Germain (PSG) and Arsenal FC at the Puskas Arena in Budapest on May 30, 2026. Paris Saint-Germain beat Arsenal 4-3 on penalties to win their second consecutive Champions League title after a 1-1 draw in the final in Budapest on May 30. (Photo by INA FASSBENDER / AFP)

Il calcio francese prova a riformarsi per legge. Questa mattina l’Assemblée nationale ha avviato l’esame della proposta di legge “relativa all’organizzazione, alla gestione e al finanziamento dello sport professionistico”, già approvata dal Senato (all’unanimità meno un voto) il 10 giugno 2025. Come racconta L’Équipe, è un testo denso — passato da 25 a 37 articoli — che cristallizza le sfide finanziarie e di governance dell’intero ecosistema del pallone. E che nasce da una crisi precisa.

La riforma del calcio francese nasce dal crollo dei diritti tv

All’origine c’è il tracollo dei diritti televisivi. Il fiasco dell’emittente Mediapro nel 2020 ha fatto deragliare tutto: i ricavi audiovisivi, promessi a 1,1 miliardi l’anno, sono crollati fino a poche centinaia di milioni, complici la pirateria e poi l’addio anticipato di DAZN. Da agosto 2025 la Ligue 1 si è messa in proprio con il canale Ligue 1+, che però genera appena un centinaio e mezzo di milioni di fatturato: i diritti domestici, che valevano circa mezzo miliardo, oggi si aggirano sui 200 milioni. È da questo crollo che i senatori Laurent Lafon (centrista) e Michel Savin (LR), autori del testo, hanno fatto partire la loro inchiesta sulle “derive del foot business”.

Governance e conflitti d’interesse: l’ombra di al-Khelaïfi

Non a caso uno dei pilastri riguarda la “governance”, con la creazione di una società di club azionisti al posto della Lega e norme per “prevenire i conflitti d’interesse”: viene dichiarata incompatibile la carica di dirigente di una società commerciale con interessi o funzioni in un’impresa di diffusione audiovisiva. Lo sguardo corre verso Nasser al-Khelaïfi, patron del PSG e di beIN Media Group, riuscito peraltro a sfuggire alle audizioni in Senato. “È innegabile che il presidente del PSG pesi sulle decisioni della Lega“, nota Savin. Un nodo che conosciamo bene: la Ligue 1 è plasmata sui conflitti d’interesse di al-Khelaïfi, già al centro di più di uno scontro che ha spaccato il calcio transalpino. Sullo sfondo resta anche l’inchiesta della procura finanziaria sull’ingresso del fondo CVC, che nel 2022 ha versato 1,5 miliardi in cambio del 13% — a vita — dei ricavi della società commerciale della Lega.

Tetto ingaggi, match in chiaro, pirateria: e l’Italia osserva

Il resto è un catalogo che farebbe discutere anche da noi. La legge prevede un tetto al monte ingaggi fissato al 65% del budget dei club, uno scarto massimo “da 1 a 3″ nella ripartizione dei diritti, l’obbligo di una partita in chiaro a ogni giornata (osteggiato da governo e destra perché abbasserebbe il valore dei diritti), più regole su multiproprietà, scommesse e procuratori. C’è poi la lotta alla pirateria, definita “una piaga” dalla ministra dello Sport Marina Ferrari, con un mancato guadagno stimato in 300-400 milioni e il divieto per gli influencer di promuovere contenuti piratati. Persino lo sport femminile entra nel testo, come “prima vittima della crisi”, ricorda il CNOSF di Amélie Oudéa-Castéra. Una mole di interventi che parla anche all’Italia: perché il flop del canale della Ligue 1 è un avviso pure per noi, e la domanda che da tempo ci poniamo resta la stessa: cosa farebbe la Serie A se DAZN si sfilasse anche qui? Dopo l’esame in aula, il testo passerà alla commissione mista paritetica: l’approvazione definitiva è attesa entro il 21 luglio.