Bielsa e l’Uruguay “tossico”: il metodo di El Loco di nuovo sotto accusa alla vigilia dei Mondiali
Marcelo Bielsa arriva alla Coppa del Mondo come l'allenatore più amato e più controverso del torneo. La Celeste è l'incognita dei Mondiali 2026: può incantare o crollare, esattamente come il suo tecnico.

Uruguayís Argentian coach Marcelo Bielsa looks on during the friendly international football match between Algeria and Uruguay at the Allianz Stadium in Turin on March 31, 2026. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP)
Quasi quarant’anni di calcio professionistico e pochissimi trofei di peso: eppure pochi tecnici sono ammirati come Marcelo Bielsa. “Essere amati è il titolo più grande, più della Champions o della Premier”, ha detto di lui Pep Guardiola, definendolo “l’allenatore più amato al mondo”. Ma in Uruguay l’argentino divide, e non per la nazionalità: il soprannome “El Loco” racconta tutto di un uomo che si definisce un “generatore di tensione” e che proprio per questo trasforma l’Uruguay nella squadra più imprevedibile dei Mondiali 2026.
Un inizio da innamoramento
Che Bielsa sia ancora in panchina alla vigilia dell’esordio contro l’Arabia Saudita ha quasi del sorprendente, vista la curva che ha preso il suo mandato. Eppure l’avvio era stato folgorante: alla presentazione, nel maggio 2023, aveva detto tutte le cose giuste, minimizzando perfino le polemiche sull’ingaggio. “L’AUF non ha dovuto convincermi, semmai il contrario”, aveva spiegato, citando la qualità dei giocatori e l’idea di una squadra “che appartiene al popolo”.

Lo schiaffo a Messi e l’apice
La sterzata fu netta: Bielsa accantonò in fretta icone come Cavani e Suárez, scatenando il dibattito nazionale. A zittire gli scettici ci pensò il campo. A fine 2023 l’Uruguay infilò due vittorie di fila nelle qualificazioni contro Brasile e Argentina: il 2-0 a Buenos Aires fu storico, perché la Celeste non vinceva in casa dei vicini dal 1937 e i campioni del mondo avevano perso una sola delle 51 partite precedenti. Lo riconobbe lo stesso Messi: “Si vede la mano di Bielsa in come gioca l’Uruguay”. Il terzo posto in Copa America confermò l’idea di un progetto speciale. Poi, da quel torneo in poi, qualcosa si è rotto.
Il caso Suárez e la fine della luna di miele
Il punto di non ritorno porta la firma di Luis Suárez. Dopo l’addio alla nazionale, nel settembre 2024, l’ex Liverpool ha accusato apertamente il tecnico, descritto come un uomo che “non salutava nemmeno” i giocatori e ne mancava ripetutamente di rispetto. “Durante la Copa America ho visto cose che mi hanno fatto male”, disse, profetizzando che prima o poi “i giocatori arriveranno al limite ed esploderanno”. Da lì si è aperta una fase di tensioni e ridimensionamenti in cui lo stesso Bielsa ha ammesso che la sua autorità era stata messa in discussione.

“Sono tossico”: l’autoritratto di El Loco
Lo spartiacque pubblico è arrivato dopo il clamoroso 5-1 incassato in amichevole dagli Stati Uniti a Tampa, nel novembre 2024. “Non c’è modo di giustificare questo risultato”, ammise Bielsa, addossandosi ogni colpa. Ma è in una conferenza-fiume che ha consegnato l’autoritratto più spietato: “Quando arrivo, l’atmosfera diventa tesa. Mi mostro poco perché sono tossico: starmi vicino peggiora le persone”. E ancora: “Sono timido, ossessivo, robotico, non sopporto il disordine. Non pensate che mi piaccia: è il mio karma”. Un’ammissione che spiega meglio di qualsiasi analisi tattica perché le sue squadre, votate a un pressing senza tregua, finiscano spesso per esaurire le energie, fisiche e mentali.
Genio o follia? L’Uruguay è l’incognita del torneo
Nessuno sa davvero cosa aspettarsi dalla Celeste in Nord America. I due pareggi di marzo contro Inghilterra e Algeria avevano lasciato intravedere un ritorno all’ordine, ma da allora l’Uruguay non ha più giocato e l’incertezza è cresciuta. Persino un collega come Mauricio Pochettino lo definisce “speciale”, con una personalità molto diversa da quella degli “allenatori normali”. Bielsa ha già annunciato che lascerà dopo il Mondiale: solo allora si capirà se questa avventura verrà ricordata come l’opera di un visionario o come l’ennesima prova che “El Loco” è davvero impazzito. Di sicuro, come il suo tecnico, l’Uruguay promette spettacolo.