Wahi, accusato di scommesse, prima rifiutato e poi ammesso in Canada: la Fifa mostra ancora le sue lacune

La Fifa non aveva previsto queste problematiche, non instaurando un dialogo diretto con l'amministrazione canadese. Inizialmente Wahi non era stato ammesso. Confermato il rifiuto per Partey, accusato di stupro.

Wahi, accusato di scommesse, prima rifiutato e poi ammesso in Canada: la Fifa mostra ancora le sue lacune

Mg Philadelphia (Stati Uniti) 14/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Costa D’Avorio-Ecuador / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Elye Wahi

In Canada, come accaduto a Thomas Partey, stavano per non ammettere nel Paese Elye Wahi per giocare domani il match tra Costa D’Avorio e Germania. Il calciatore, che ha giocato fino all’Under 21 nella Francia, è accusato di scommesse sportive. La Procura di Marsiglia ha però confermato che non era formalmente incriminato in un caso di scommesse; nonostante ciò, la richiesta era stata inizialmente respinta dalla giustizia canadese.

Successivamente, è stata data l’autorizzazione a Wahi di entrare in Canada, poiché la legge sul visto prevede che vengano rifiutate persone che hanno commesso crimini, violenza (come Partey) e reati.

Thomas Partey

Wahi può entrare in Canada per i Mondiali, Partey rifiutato

So Foot scrive:

Elye Wahi, a differenza di Partey, inizialmente non era stato autorizzato a entrare in Canada perché sospettato di infrazioni legate alla partita Nizza-Metz di Ligue 1. Un’indagine è stata aperta alla fine di maggio e il giocatore, al momento, non è oggetto di alcun procedimento giudiziario.

Il Ministero canadese dell’Immigrazione, Rifugiati e Cittadinanza è molto chiaro riguardo all’ottenimento dei visti. Tra i motivi che possono giustificare un rifiuto figurano, tra gli altri, questioni di sicurezza: terrorismo, violenza, spionaggio, aver commesso un reato, motivi sanitari o finanziari.

Dunque, Achraf Hakimi, accusato di stupro, non avrebbe ad esempio mai potuto disputare una partita in Canada.

Questa vicenda mette in luce una lacuna della Fifa, che non aveva previsto queste problematiche, non instaurando un dialogo diretto con l’amministrazione canadese.