Chapeau Tuttosport, uno dei pochissimi ad aver capito la battaglia della Uefa contro Infantino

Non c'entrano niente buoni e cattivi né la salvezza del calcio. È una battaglia di potere. L'Europa si è giustamente battuta per difendere le proprie posizioni di vantaggio. Gli autolesionisti sono stati gli asiatici e gli altri che hanno detto no a una barca di soldi. Ma Infantino ha commesso errori da principiante.

Chapeau Tuttosport, uno dei pochissimi ad aver capito la battaglia della Uefa contro Infantino

Db Miami (Stati Uniti) 14/06/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Al Ahly-Internacional Miami / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianni Infantino

Infantino vuole globalizzare il calcio, ridurre il potere dell’Europa e della Uefa

Bisogna complimentarsi con Tuttosport uno dei pochissimi media italiani (se non l’unico) ad aver compreso che cosa è realmente accaduto alla Fifa. Anzi cosa sta accadendo da qualche anno, con Infantino che sta portando avanti un processo che – con una forzatura – potremmo definire di democratizzazione del calcio. L’obiettivo di Infantino è indebolire la posizione dominante dell’Europa e far crescere altre federazioni nel mondo. Rendere il calcio mondiale uno sport più equilibrato. Il Marocco ne è un esempio. Avrebbe voluto e vorrebbe creare altri Marocco. Ovviamente lo fa per propri interessi. Per indebolire l’Europa e garantirsi i voti per la rielezione. La democratizzazione in sé gli interessa molto poco, ovvio.

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Nell’Europa del calcio, invece, il disequilibrio sembra non infastidire nessuno. Per due motivi. Il primo è che il monopolio lo detiene l’Europa, in particolare il calcio inglese che tiranneggia sul mercato e nessuno fiata. Da noi in Champions domina sempre la legge del più ricco ma è tutto accettato con naturalezza. Il secondo motivo è che agli europei il concetto di pari opportunità nelle competizioni non interessa. Per gli europei è normale che vinca sempre il più forte e che il più debole faccia a vita il più debole. È una questione culturale. In più aggiungiamo: vi siete posti la domanda “come mai i più spietati con Infantino sono i giornali inglesi?”. È addirittura intervenuto il primo ministro in questa disputa. Secondo voi per amore del calcio? È assurdo persino doverle spiegare queste cose. Infatti – aggiungiamo – il calcio della Premier League è il calcio del popolo: e allora perché da anni i tifosi protestano per i prezzi dei biglietti sempre più alti? Direbbe Luisella di “Miseria e nobiltà”: “Ma voi che pezzi di battilocchio siete?”. Nessuno vuole il calcio del popolo. Il calcio è un business. È un’azienda. Anzi è una multinazionale. E dove ci sono tanti soldi, ci sono battaglie per accaparrarseli. Siamo alla seconda elementare. 

Il piano commerciale è la normalità nello sport, negli Usa persino in quello giovanile

Tuttosport con il direttore Vaciago mostra di aver compreso il film.

Il suo articolo comincia così:

“Non hanno vinto buoni. Non ci sono buoni in questa storia, perché è una storia di soldi e potere, quindi – semmai – solo avidi. E non è stato salvato il calcio”. 

Scrive che il piano di Infantino non era affatto la diabolica vendita dei Mondiali che è stata dipinta. Infantino avrebbe voluto seguire il modello della Formula Uno, del golf. Dividere la pare sportiva da quella commerciale che sarebbe stata aperta ai privati. Per incassare di più. Modello che il Wall Street Journal ha definito stra-utilizzato persino negli sport giovanili e anche in Europa.

Ossia creare quel che – per brevità – Vaciago definisce Fifa 2

“che avrebbe gestito tutta la parte commerciale, ovvero si sarebbe occupata di vendere il prodotto che Fifa 1 avrebbe creato ossia i Mondiali e altro (il prodotto calcio). Fifa 2 sarebbe stata di proprietà di Fifa 1 e avrebbe gestito le licenze per le competizioni appaltandole a società che avrebbero dovuto garantire oltre cinque miliardi ogni quattro anni. Uno se lo sarebbe tenuto la Fifa, poco più di quattro sarebbero stati suddivisi equamente tra le federazioni, ovvero circa 20 milioni a testa. La quota alle Federazioni, dunque, triplicava (oggi i milioni ogni quattro anni sono otto).”

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Soldi che – spiega Tuttosport – non avrebbero fatto la differenza per le più ricche federazioni europee (ma già all’Italia chissà). Ma avrebbero potuto cambiare la vita di quelle africane e di alcune asiatiche.

“E questo Infantino lo sa benissimo e si sposa benissimo con il suo piano di globalizzazione del calcio. Un piano che ha due facce: quella buona è l’aspetto di democratizzazione del movimento, includendo in modo concreto (20 milioni…) le federazioni dei Paesi più poveri; quella più furba è che, in questo mondo, si garantisce i voti necessari alla rielezione”. 

Da Infantino errori da principiante, Uefa e Inghilterra invece si sono mosse benissimo

Vanno dette due cose. La prima è che Infantino ha gestito malissimo la vicenda. E ha dimostrato di aver perso il contatto con la realtà. Se sottovaluti la reazione persino dei tuoi amici, della tua presunta cerchia, vuol dire che hai perso il controllo della situazione. La seconda è che, al contrario, Ceferin, la Uefa, l’Inghilterra l’hanno interpretata al meglio. Hanno condotto una battaglia mediatica e quindi politica semplicemente perfetta. Hanno cavalcato tutti gli errori di Infantino, a partire da quello macroscopico di non aver informato nessuno del piano e quindi in automatico aver favorito le reazioni sospettose pure degli alleati. L’Inghilterra si è appoggiata a un apparato mediatico di prim’ordine: Times in testa. Anche in questo, Infantino è stato uno sprovveduto.

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Poi due appunti sul piano. C’era il pericolo che per obiettivi commerciali, il prodotto calcio venisse ulteriormente snaturato. Accadrà ugualmente, con o senza Infantino. Ammesso – e non concesso – che gli hydration break (reclamati per anni) siano uno snaturamento delle partite. E il secondo è che Infantino ha legato questo progetto al genero di Trump. Francamente una sottovalutazione clamorosa. Un errore – l’ennesimo – da principiante. Infantino per tutti gli errori commessi meriterebbe di non essere più presidente della Fifa. Ma per questo. Non certo perché avrebbe voluto vendere il calcio. Il calcio è stato bello che venduto da decenni ma sarebbe più corretto dire da sempre. Il litigio è solo su chi incassa di più.