Gattuso attacca i giornalisti: “Il mio non è catenaccio, è ritirata strategica verso l’Intimità dell’area piccola”
Il Mondiale parallelo dell'Italia. Bollente conferenza pre-Svizzera. Gattuso: "Il mio calcio non è solo cuore, è anche cistifellea. Io temo solo una cosa. La morte? No. I podcast tattici di 4 ore registrati da gente che non ha mai vinto un contrasto in vita sua"

Immagine prodotta con l'Ai
Non è bastata, all’Italia del buongusto agonistico, la vittoria all’esordio. L’1-0 al Canada. I brividi per quel gol del pareggio annullato al 94’. Il Paese è spaccato: c’è chi rinfaccia a Gattuso un catenaccio poco contemporaneo, incivile. C’è chi esulta per il primo posto nel girone, ma quasi vergognandosene. C’è chi pretende una salvifica goleada contro Svizzera e Qatar. C’è anche una sparuta minoranza convinta che se dobbiamo giocarcela così, allora forse avrebbe meritato di andarci la Bosnia, ai Mondiali. Visionari. Gattuso ha ascoltato tutto, ha assorbito le critiche. Ed è con questo macigno che si presenta in sala stampa, alla vigilia di Svizzera-Italia.

“Giornalisti leoni da rotativa”
Sul tavolo, accanto al microfono, una forma di provolone marchiato Fifa e un frullatore pieno di ghiaia e camomilla. Gattuso indossa un dolcevita di lana merinos nonostante i 34 gradi. L’aria condizionata è rotta.
“Sì, vabbè, buonasera a tutti. Fate silenzio per favore, che oggi ho i nervi a fior di pelle come una medusa spiaggiata sul bagnasciuga di Schiavonea. Sono amareggiato. Abbiamo vinto. Abbiamo battuto la corazzata canadese. E poi mi tocca leggere alcuni di voi… leoni da rotativa, questo siete. ‘Gattuso fa il catenaccio’, ‘Gattuso mette l’autobus davanti alla porta’, ‘Gattuso ha murato l’area di rigore con il cartongesso e non ha chiesto i permessi al catasto”.
(Sgranocchia un cubetto di porfido, piano piano)
“Questa è una malakia carpiata. Mi è scesa una lacrima. Una lacrima così pesante e carica di risentimento che è caduta, ha bucato il pavimento della stanza, ha attraversato la crosta terrestre ed è finita in Nuova Zelanda ammaccando la Panda di un pastore maori. Io non faccio il catenaccio. Io pratico la ritirata strategica verso l’Intimità dell’area piccola. Non mi avete capito. Ma ora basta. Non sono solo grinta e cuore, il futuro del mio calcio è la cistifellea. Il quinto quarto. È grande tattica di recupero”.
Un giornalista alza la mano: “Mister, in che senso?”
“In senso moderno. Innovativo. Rivoluzionario. Ho ripassato calcio offensivo tutte queste notti, Buffon ha fatto 49 macchinette del caffè. Ho guardato centotrentaquattro partite del Brasile del ’70, del Barcellona di Guardiola e di una squadra di calcetto di Casoria che gioca coi portieri volanti. Ho capito molte cose”.

“Per esempio?”
“Che il pallone va avanti”
(Silenzio)
“Avanti?”
“Avanti”. Gattuso annuisce.
“Finora lo passavamo principalmente di lato, per prudenza. Adesso proveremo anche davanti. Contro la Svizzera vedrete un altro calcio. Dimenticate il catenaccio. Dimenticate l’agonismo, il veleno. Li confonderemo con la gentilezza! Faremo il Tiki-Taka dell’Apocalisse Mansueta”.
(I giornalisti stranieri cercano di copiare dai pc degli italiani, non capiscono. Sono smarriti)
“Userò GravinAI, l’intelligenza artificiale della Figc”
Gattuso è un fiume in piena. Annuncia la formazione: “Donnarumma non ci sarà. Metteremo un cartello appeso alla traversa con scritto “Torno Subito”. Gli svizzeri sono un popolo preciso: se leggono il cartello, per educazione aspettano e non tirano in porta. È psicologia applicata. In difesa giocherà Bastoni al centro e poi quattro esterni, due per lato, così se fermano i quinti avremo i sesti e poi le ipotenuse. Palestra indosserà la maschera di Grosso, Ruggeri di Cabrini”.
“A centrocampo, grazie a GravinAI – l’intelligenza artificiale sviluppata dalla Figc – ci saranno tre ologrammi di Andrea Pirlo che sbadigliano. Questo genererà un campo magnetico di letargia che addormenterà Xhaka e Freuler. In attacco metto tutte le tre punte italiane che giocano in Serie A facendo il lavoro che gli stranieri non vogliono più fare perché sono troppo occupati a prendersi le nostre donne. Kean, Esposito e Retegui, sulla linea di fondocampo avversaria, ma girati di spalle. Per l’effetto sorpresa”.

L’inviato della Gazzetta dello Sport, sventolando un vessillo a forma di Urbano Cairo, gli chiede se cambierà qualcosa come filosofia di gioco.
“Io voglio vincere il Mondiale, ma non mi basta. Voglio anche il premio della critica Mia Martini. Quindi sudore sì, ma che si sudi acqua di colonia. Voglio un calcio gassoso, offensive-minded. Saremo così sbilanciati in avanti che per tornare indietro ci vorrà la macchina del tempo. Mica alleno al Lazio, io”.
Il Gattuso fuggente
Sale sul tavolo, come il prof dell’Attimo fuggente. Poi si risistema quando un giornalista di Anversa Oggi gli domanda se non tema la Svizzera. Scuote la testa, accenna un sogghigno.
“No. Io temo solo una cosa”
“La morte?”
“No. I podcast tattici di quattro ore registrati da gente che non ha mai vinto un contrasto in vita sua”.
(Applausi in sala)
“E adesso scusate, ma devo andare a insegnare a Chiellini come si accarezza un pallone senza minacciarne la famiglia. Il possesso palla fine a stesso non serve. A me piace uscire dalla prima pressione, affrontando la seconda a capate. Ho messo da parte il mio ego, per il Canada. L’ho chiuso in uno stanzino con Bonucci. Sta ancora là che piange, che vuole uscire palla al piede. Costruiremo la prossima vittoria dal basso. Vedrete, contro lo Svizzera. Vedrete”.
Gattuso afferra il provolone. Lo alza come la Coppa del Mondo. Poi esce dalla sala stampa camminando all’indietro per non dare le spalle a nessuno.
“Vedrete”.