“La grandezza di Ancelotti si vede nelle conversazioni sulla vita familiare”: l’elogio di Rodrygo

Dal gol-leggenda al Bernabéu nel 2022 ai consigli dentro e fuori dal campo, l'attaccante del Real e del Brasile firma sul Guardian un elogio del Mister, "figura paterna", alla vigilia della sfida col Giappone.

“La grandezza di Ancelotti si vede nelle conversazioni sulla vita familiare”: l’elogio di Rodrygo

Brazil's national football team coach Italian Carlo Ancelotti gestures during a press conference to announce the squad for the international friendlies against France and Croatia in Rio de Janeiro, Brazil on March 16, 2026. Pablo PORCIUNCULA / AFP

Per Rodrygo, la grandezza di Ancelotti non si misura solo con i trofei. In una lettera in prima persona pubblicata dal Guardian, l’attaccante brasiliano del Real Madrid spiega dove si vede davvero un grande allenatore: non davanti alle telecamere, ma nel chiuso degli spogliatoi e delle sale riunioni. “È lì che la grandezza dei maestri si rivela più decisiva”, scrive: “nelle conversazioni sulla vita familiare, nei dialoghi che affrontano i malcontenti, e nella fermezza con cui ti indicano la strada giusta da seguire”.

Rodrygo e Ancelotti: la grandezza nelle parole, non solo nei trofei

Il ritratto che Rodrygo fa di Carlo Ancelotti — oggi ct del Brasile, dopo aver guidato il Real Madrid — è quello di una figura paterna. “Ci parla e ci offre consigli su questioni dentro e fuori dal campo. È un uomo che ammiro immensamente, come allenatore e come persona”, scrive.

E rivendica un dettaglio che a chi sta fuori sfugge sempre: “Le sue scelte sono sempre ben ponderate, guidate da una coerenza fenomenale che nasce sia dal cuore sia dalla mente”. Per la stampa, aggiunge, è difficile prevederlo: “Si aspettano che scelga una strada e lui finisce per prenderne un’altra”. Alla vigilia della sfida col Giappone, è il modo di Rodrygo per blindare un allenatore che la Seleção ha già confermato fino al 2030.

Rodrygo Real Madrid infortuni

 

Il gol-leggenda del 2022 e il peso degli allenatori

Per spiegare quanto un tecnico possa cambiare una carriera, Rodrygo parte da una notte che conosce a memoria: la semifinale di Champions del 2022, al Bernabéu, Real-Manchester City. “Ero in panchina quando Ancelotti mi disse di entrare, giocare con aggressività e decidere la partita. Entrai al 68′. Al 90′ pareggiai, e il minuto dopo segnai di nuovo, mandando la gara ai supplementari. Vincemmo, e il resto è storia”. Una rimonta entrata nella leggenda, che restituì grandezza a un Real dato per finito. “La tiro fuori”, spiega, “per sottolineare quanto siano decisivi gli allenatori nel cammino di una squadra e nella carriera di un giocatore”.

Da Osasco al Real: i maestri di Rodrygo (e l’attesa per Mourinho)

La lettera diventa così un omaggio a tutti i suoi maestri. C’è Eric Goes, l’ex calciatore che lo scoprì bambino in una “pelada” per strada a Osasco, periferia di San Paolo, e lo iscrisse a un torneo con ragazzi del doppio dei suoi anni. C’è Jair Ventura, che lo lanciò nel Santos nel 2017 dopo che il giovane Rodrygo gli aveva confidato il sogno di giocare nel Real. C’è Tite, che lo portò in Nazionale fino al Mondiale in Qatar. E c’è Luiz Felipe Scolari, “Felipão”, incontrato di recente a New York: “Ho capito perché la squadra del 2002 è chiamata la ‘Famiglia Scolari’: tratta i giocatori prima di tutto come esseri umani”. Rodrygo — che al Real non sempre si è sentito centrale, tanto da lamentare in passato un ruolo da “tappabuchi” — chiude guardando avanti: sta recuperando dall’infortunio e spera di tornare nel “Real Madrid di José Mourinho, un allenatore che ha tutto per riportarci a vincere“. Anche lì, evidentemente, conterà il fattore umano prima ancora della tattica.