Non è colpa di Allegri, sul Milan pende la maledizione di Cardinale che ha “ucciso” Maldini

POSTA NAPOLISTA - DI ENRICO BRUNO. A Garlasco si parla di revisione del processo, non vogliamo concedere qualche attenuante ad Allegri? Qualche piccolo pregio dovrà pure averlo

Non è colpa di Allegri, sul Milan pende la maledizione di Cardinale che ha “ucciso” Maldini

Db Londra (Inghilterra) 05/10/2022 - Champions League / Chelsea-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Maldini-Gerry Cardinale

NON È COLPA DI MAX SE GLI DEI DEL CALCIO MALEDICONO GERRY PER AVER UCCISO (CALCISTICAMENTE) MALDINI

Si fa un gran parlare negli ultimi tempi della presunta totale inadeguatezza di Max Allegri alla panchina del Napoli, ma più in generale della sua assoluta arretratezza ed inconciliabilità ad ogni forma compiuta con il calcio moderno.

La prova inconfutabile è costituita, ovviamente, dal fallimento con il Milan.

Allegri è solo vittima di Cardinale e Ibrahimovic

In realtà, questo presunto fallimento è frutto di un evidente equivoco o, come dicono gli anglofoni, misunderstanding.

Il buon Max, infatti, è semplicemente vittima della maledizione che si abbatte sul Milan dall’ormai famosa cacciata di Maldini ad opera di Gerry Cardinale.

Milan Leao

Rifacendosi al mondo greco, l’allontanamento ingiustificato nei modi e nella forma di Maldini può essere equiparata al dramma Sofocleo dell’Edipo Re, nel quale Edipo uccideva il proprio padre scatenando poi, con varie vicissitudini, una maledizione su tutta la stirpe.

In questo caso Cardinale uccide metaforicamente il padre e capitano storico del Milan Paolo Maldini facendo ricadere sulla società e sulla “stirpe” milanista la maledizione degli dèi calcio.

Non ci è dato sapere, come l’improbabile Cardinale possa riuscire a far superare al Milan questa maledizione, forse rinunciando e vendendo il club (come sognano i tifosi), ma sicuramente non addossando la responsabilità al tecnico livornese.

In quest’ottica il buon Max non è responsabile di alcun fallimento, ma è solo vittima della improvvida cacciata del capitano del Milan e dell’aver affidato ad Ibra la gestione tecnica del club più titolato in Europa dopo il Real Madrid.

Max non sarà un giansenista del pressing alto ma qualche pregio lo ha

Del resto, se hai in casa un senior advisor, alias Ibra, che chiama, alla vigilia delle più decisive sfide stagionali, alcuni importanti giocatori, come Tomori, profilando loro dismissioni e cessioni future perché il tuo allenatore non vuole più puntare su di te, certo le colpe di Allegri vanno almeno riconsiderate e rivalutate.

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Se addirittura assistiamo, nel polverone mediatico di Garlasco, a revisioni processuali come quelle nei confronti di Stasi, forse anche a Max qualche piccolissima attenuante potrebbe essergli riconosciuta.

Non sarà un giansenista del pressing alto e della linea difensiva alta a centrocampo, ma qualche piccolissimo pregio potrà pure averlo, ma soprattutto non può essere chiamato a rispondere degli errori e delle maledizioni altrui.

Poiché alle volte la vita prende delle pieghe inimmaginabili, proviamo solo ad immaginare per un attimo cosa potrebbe accadere se Max dovesse, alla guida del Napoli, non diciamo vincere ma, comunque, essere altamente competitivo. Probabilmente tutto il chiacchiericcio di questi giorni sarebbe dimenticato e superato dalla sempre viva italica abitudine di salire sul carro dei vincitori.
Enrico Bruno