Mouratoglou: “Serena Williams non torna per essere mediocre, il tennis di oggi è moribondo”

Il coach-guru si racconta a L'Equipe: "Ho cominciato coi quarta categoria, ora voglio cambiare le regole di questo sport diventato vecchio e noioso"

Mouratoglou: “Serena Williams non torna per essere mediocre, il tennis di oggi è moribondo”

2022 Londra (Inghilterra) - Wimbledon / foto Imago/Image Sport nella foto: Serena Williams ONLY ITALY

Patrick Mouratoglou ha allenato Serena Williams dal 2012 al 2022, dieci anni. E ora che la regina del tennis americana ha annunciato il ritorno in campo a 44 anni, dice che “Serena non torna nel circuito per essere una giocatrice mediocre, non è nella sua natura. Ha senso tornare a giocare a 44 anni, dopo quattro anni di assenza, con due figli? No, ma questa è Serena. Ha realizzato cose impossibili perché crede di potercela fare. Non sto dicendo che diventerà la numero uno al mondo e vincerà i Grande Slam, sto dicendo che niente è impossibile per Serena”. 

L’Equipe ha colto la pallina al balzo del 30° anniversario della sua accademia per parlare con questo coach molto più guru che allenatore, un pezzo abbastanza singolare degli ultimi anni del tennis.

Il pro mancato

“Ho smesso di giocare a tennis a 16 anni; non ho toccato una racchetta per sette anni perché i miei genitori non volevano che diventassi un professionista. L’idea di giocare senza quell’obiettivo era devastante. Ma a 23 anni, per caso, ho ripreso a giocare a tennis. Volevo trovare un club dove allenarmi, giocare in una squadra, farmi seguire da un allenatore. Ho cercato, ma non ho trovato nulla. Ho pensato: non importa, inizierò io stesso qualcosa”.

Racconta di aver cominciato subaffittando ore lezioni in un club a Bois-Colombes (Hauts-de-Seine). “Non potevo permettermi le ore di punta, erano troppo care, quindi ho negoziato le ore non di punta fino a 15 franchi l’ora (3,6 euro di oggi). È iniziato così, con giocatori classificati 15/3 (l’equivalente in Italia di un 4.1, ndr), ragazzi sulla quarantina… Ero super motivato, ho creato dei volantini che ho stampato io stesso e durante il Roland-Garros li ho messi sui parabrezza delle macchine intorno allo stadio. Dopo un anno, avevamo 50 giocatori”.

“Volevo avere i migliori giocatori del mondo, quindi ho pensato di provare a convincere gli agenti. Ho trovato i numeri di telefono dei capi di Octagon, IMG (le principali agenzie di tennis, ndr) e così via. Mi ridevano in faccia. Ero un nessuno, non mi ero ancora dimostrato all’altezza. Avevo bisogno di qualcuno con un nome. All’epoca, il migliore era Bob Brett (un allenatore australiano scomparso nel 2021, che allenò in particolare Boris Becker e Goran Ivanisevic). Quindi dovevo ingaggiare Bob Brett. Chi non risica non rosica! Riuscii a ottenere un incontro con lui nel suo hotel durante il Roland Garros. Durò un’ora e alla fine mi strinse la mano. Beh, lo convinsi di tutto. Firmò il contratto in francese, senza capire una parola”.

Nel tempo sono arrivati Baghdatis, Karlovic, Ancic, Müller, Mathieu, Arazi… “Alla fine ci siamo ritrovati con venti giocatori eccellenti nonostante un budget ridicolmente basso rispetto agli altri. Quando Bob se ne andò, volevo rinominare l’accademia TETC, che era il nome originale, e fu allora che Philippe Sautet (ex vicepresidente del Tennis Club de Paris) mi disse: “Sei un idiota, mettici il tuo nome”. Va bene, ma se ci metto il mio nome, devo allenare. Se sto seduto in un ufficio in giacca e cravatta, è ridicolo. Riunii la mia squadra, spiegai che avrei messo il mio nome e che avrei dovuto avere successo come allenatore. Tutti risero: “Non hai mai dato una lezione di tennis in vita tua”. Avevo 33 anni… Era il 2003. Nel 2006 ero con Marcos Baghdatis quando raggiunse la finale degli Australian Open”. 

mouratoglou, Serena Williams

Sulla mia lapide scriveranno “quest’idiota aveva ragione”

Parla anche della sua creatura, l’Ultimate Tennis Showdown: una nuova versione di tennis più spettacolare (in teoria) che sta provando a lanciare. “Abbiamo avuto Zverev, Medvedev, Rublev, Auger-Aliassime, Tsitsipas, Rune, Ruud, Kyrgios… È così ovvio che è la cosa giusta da fare. Lo sanno tutti, persino gli organi di governo. È un laboratorio per i giocatori e per il pubblico. Il tennis di oggi è il tennis di ieri. Se potessimo continuare così per 200 anni, sarei felice, ma non è possibile. Credo che i tornei del Grande Slam non cambieranno mai, e questa è una buona cosa, ma il resto non durerà. Dopo il golf, il tennis è lo sport con il più alto tasso di invecchiamento del pubblico. Questa è la conclusione di tutti i sondaggi, non solo nel mercato americano. Qual è l’età media degli spettatori di Eurosport? Oltre i 60 anni. C’è confusione perché la gente vede giovani negli stadi, ma magari vengono al Roland-Garros perché è casa loro e non seguono affatto il tennis per il resto dell’anno. È uno spettacolo che non soddisfa affatto i criteri di ciò che guardano i giovani. Anzi, è il contrario: è molto lento, pieno di tempi morti. Chiedete ai giocatori professionisti: guardate le partite di tennis per intero? Tutti mi hanno risposto: “Mai, sono troppo lunghe, guardiamo solo gli highlights”. Non ci sarò per vederlo, ma questi tizi diranno: “Aveva ragione!”. Sulla mia lapide ci sarà scritto: “Accidenti, quell’idiota aveva ragione”. Il mondo si evolve. Dire che prima era meglio significa rifiutarsi di vivere nel presente. Le persone sono intrappolate nelle emozioni e nella nostalgia”.