Medvedev e l’antidoping: “Chi vuole doparsi trova il modo, ma molti sanzionati non barano”

A Wimbledon, dopo il caso Vondrousova (4 anni per un test rifiutato) e le critiche di Serena Williams al "sistema troppo rigido", anche il russo entra nel dibattito: i controlli sono un momento di tensione, e molti dei puniti non hanno cercato di imbrogliare.

Medvedev e l’antidoping: “Chi vuole doparsi trova il modo, ma molti sanzionati non barano”

Russia's Daniil Medvedev returns to Croatia's Marin Cilic during their men's singles first round tennis match on the first day of the 2026 Wimbledon Championships at The All England Lawn Tennis and Croquet Club in Wimbledon, southwest London, on June 29, 2026. (Photo by Adrian Dennis / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE

Anche Daniil Medvedev dice la sua sull’antidoping nel tennis. Interpellato in conferenza stampa a Wimbledon — come riporta Eurosport — il russo ha commentato la lunga squalifica (4 anni) inflitta a Marketa Vondrousova per aver rifiutato un test. E ha allargato il discorso a una verità scomoda: “Se qualcuno volesse davvero doparsi, probabilmente troverebbe un modo per farlo”.

Medvedev e l’antidoping: “Un momento di tensione”

Il primo punto è il rapporto, mai sereno, tra atleti e controlli. “Ogni caso è diverso, non entro nel merito”, premette Medvedev, “ma quando qualcuno suona alla tua porta per un controllo è sempre un momento di tensione. Controlli l’orario di reperibilità, ti chiedi chi ci sia fuori. I controlli antidoping non sono mai facili da affrontare: è tutto quello che posso dire”. Un disagio che il tennis conosce bene e che non riguarda solo lui: pochi giorni fa, sullo stesso tema, Serena Williams aveva attaccato un sistema “troppo rigido”.

“Molti sanzionati non hanno cercato di barare”: il nodo della contaminazione

Il passaggio più interessante è però un altro. Medvedev distingue tra chi imbroglia e chi viene punito pur senza volerlo: “Ho la sensazione che molti dei giocatori sanzionati non abbiano necessariamente cercato di imbrogliare“. È esattamente il cuore del dibattito che divide il tennis da due anni, da quando i casi di Sinner (clostebol) e Swiatek (melatonina contaminata) hanno acceso lo scontro su responsabilità oggettiva e contaminazioni. Tanto che già allora Shapovalov bollava le regole come “incoerenti”.

Non solo Medvedev: il fronte dei tennisti critici

Le parole del russo, insomma, si aggiungono a un coro sempre più ampio. C’è chi denuncia una giustizia a due livelli, in cui i campioni sembrano beneficiare di trattamenti diversi, e chi — come Kyrgios — ci mette del suo con una buona dose d’incoerenza. Medvedev, dal canto suo, sceglie una posizione sfumata: niente accuse, ma il dito puntato su un sistema che mette tensione a tutti e che, a volte, colpisce chi non ha barato. Poi, archiviata la sociologia del doping, è tornato al campo: battuto Cilic all’esordio, ora lo attende il giovane spagnolo Mérida.