L’Inter ha rivisto l’utile di bilancio grazie a Inzaghi e a Infantino
Tra il 2019 e il 2024 hanno avuto 609 milioni di perdite. Salvati dalla finale di Champions e dal Mondiale per Club. Anche gli stipendi dei calciatori sono cresciuti

Inter Milan's CEO for sport Giuseppe Marotta and Inter Milan's Italian coach Simone Inzaghi pose for a photo before the Italian Serie A football match between Torino and Inter Milan, at Torino's Olympic Stadium, in Turin on May 11, 2025. (Photo by NICOLO CAMPO / AFP)
Se cerchiamo un modo per capire chi oggi comanda davvero nel calcio italiano ci soccorre la lettura del giornalone sportivo per antonomasia: è tutto un peana. Di chi parliamo? Ma dell’Inter, naturalmente: già proiettata nel futuro, grazie alla presenza entusiasta e costante dei dirigenti del fondo Oaktree, pronti a stanziare 150 milioni per il prossimo mercato a cui il presidente Marotta sta lavorando alacremente.
Inter, sei anni di perdite
Manca solo che si scriva di aver visto le luci del suo ufficio, in viale della Liberazione, accese finanche oltre la mezzanotte e poi le avremmo lette tutte.
Orsù, fiato alle trombe: l’Inter punta Vicario, Muharemovic, Solet, Palestra, Koné, Curtis Jones, e persino Nico Paz, il sogno che poi tanto sogno non è. E Lautaro? Ha giurato amore eterno. Certo, anche se Marotta lo ha smentito, c’è forse da vendere Bastoni, tutto per colpa dei social e di quei cattivoni dei tifosi avversari che lo fischiano: ma a non meno di 60 milioni, anzi 70, signori qualcuno offre 80? E allora 70 e uno, è un’occasione irripetibile, 70 e due, non fatevela scappare…

Mg Milano 14/02/2026 – campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Matteo Gribaudi/Image Sport
nella foto: Alessandro Bastoni
Del resto, come non capire l’entusiasmo? Il ventunesimo scudetto vinto con ampio margine, la decima coppa Italia, il nuovo San Siro in gestazione, i conti che vanno una meraviglia.
A proposito di conti, l’utile di 35,4 milioni dell’ultimo bilancio, quello al 30 giugno 2025, è un unicum, che è stato giustamente celebrato: basti pensare alle gigantesche perdite precedenti, ossia i 609 milioni e spiccioli nei cinque anni dal 2019 al 2024, i 287 milioni e spiccioli nel triennio a guida Thohir e il quasi miliardo e mezzo nell’era Moratti. Roba da insegnare nelle università in un corso su come non si gestisce un’azienda.
Ricavi aumentati di 94 milioni
Di chi il merito dei conti in verde? Ma di Marotta, neanche a dirlo, che ha aumentato i ricavi e diminuito i costi. Ora, che egli sia il dirigente probabilmente più capace su piazza nessuno può negarlo, ma, sebbene qualcuno voglia farlo credere, non è ancora un taumaturgo. Scrostata la propaganda, ecco qualche numero per capire meglio: sì, i ricavi sono aumentati di quasi 94 milioni, il fatturato dell’Inter è stato infatti di 567 milioni e qualche spicciolo, massimo storico assoluto in serie A. Con un tale fiume di denaro, un utile di 35,4 milioni non è certo un’impresa. E i costi? Altro che diminuiti, sono cresciuti di 17,7 milioni, da 464,3 a 482 milioni: questo senza considerare la gestione finanziaria, in rosso di 35,9 milioni.

Da dove nasce il record dei ricavi? Da due eventi irripetibili a breve, collegati a due innominabili: Gianni Infantino e Simone Inzaghi. Grazie al presidente della Fifa sono arrivati 31,4 milioni di premi per la prima edizione della coppa del mondo per club. Il vituperato tecnico piacentino ha contribuito a un maggior fatturato di circa 76,5 milioni, grazie alla finale di Champions e alla semifinale di Coppa Italia, in confronto ai due ottavi dell’anno prima: la cifra è la somma algebrica di 71,2, 16,9 e 4,8 milioni, rispettivamente per l’incremento dei premi Uefa e dei ricavi da stadio in Champions e in Coppa Italia, e di 16,4 milioni di minori diritti tv per il peggior rendimento in campionato. Il boom dei ricavi ha aiutato Marotta, che non è dovuto ricorrere a molte plusvalenze: 14,4 milioni rispetto ai 65,9 dell’anno prima, perché sono andati via solo calciatori di secondo piano come Satriano, Oristanio, Agoumé, Zanotti e Filip Stankovic.
La rosa, cioè stipendi più ammortamenti, è costata di più
E i costi? Quello del personale è cresciuto di 25,8 milioni, da 227,4 a 253,2. Bella forza, lì ci sono tutti i dipendenti. Bene, guardiamo allora quello dei tesserati: 23 milioni in più, da 195,6 a 218,6. Vabbè, i premi avranno inciso molto, vista la finale di Champions. Giusto, guardiamo allora gli stipendi base dei giocatori: 18 milioni in più, da 136,6 a 154,6 milioni. E gli ammortamenti del cosiddetto patrimonio calciatori? 14,8 milioni in meno, da 75,5 a 60,7.
Perciò, la rosa, cioè stipendi più ammortamenti, è costata di più, quali che siano gli stipendi considerati. Per il taglio, ripassare un’altra volta. Ma il ritornello è partito di nuovo: nell’anno che si concluderà il prossimo 30 giugno Marotta è riuscito nell’intento. Certo, i ricavi torneranno sotto i 500 milioni, a meno di plusvalenze in extremis. Ma gli stipendi sono stati ridotti per gli addii di Pavard, Correa, Taremi e Arnautovic: ora, le virtù divinatorie le lasciamo agli aruspici, preferendo aspettare i dati ufficiali, ma, a spanne, gli stipendi dei nuovi – Akanji, Luis Henrique, Bonny, Diouf, Sucic e Pio Esposito – sono superiori, così come gli ammortamenti dovrebbero essere rimasti sostanzialmente stabili, mentre lo stipendio di Chivu è decisamente inferiore a quello di Inzaghi. Insomma, più che un taglio sembra al massimo una spuntatina.

Db Milano 14/02/2026 – campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport
nella foto: esultanza gol Pio Esposito
Ma un costo è stato davvero ridotto quest’anno: gli interessi passivi sulle obbligazioni. Infatti, quella vecchia da 415 milioni al tasso del 6,75% è stata rimborsata a giugno scorso e sostituita con una nuova da 350 milioni, scadenza giugno 2030, al tasso del 4,5%: calcolo semplice, si passa da 28 a 15,75 milioni. Magìe del capitalismo finanziario: il più capace di produrre debito e soprattutto di decidere a chi dare soldi e a quale tasso. E se il tuo proprietario è un fondo, il gioco è fatto.