“L’Arsenal ha avuto quel che si merita”: sulla stampa inglese parte il rinfaccio sul risultatismo di Arteta

Miracolo: Arteta mette d'accordo Guardian e Telegraph. "La bellezza ha ucciso la bestia", "fallimento brutale e spietato"

“L’Arsenal ha avuto quel che si merita”: sulla stampa inglese parte il rinfaccio sul risultatismo di Arteta

Arsenal's Spanish manager Mikel Arteta gestures during the English Premier League football match between Manchester City and Arsenal at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on April 19, 2026. Darren Staples / AFP

Questo potrebbe essere un giorno storico, per i feticisti del giornalismo sportivo inglese: l’Arsenal potrebbe aver messo d’accordo per la prima (e presumiamo unica) volta l’editorialista più brillante e sarcastico del progressista Guardian, Jonathan Liew, con il più conservatore di tutti: Oliver Brown sul Telegraph. Punto d’incontro, in sintesi: l’Arsenal, sconfitto ai rigori dal Psg, se l”è cercata. Arteta ha avuto quel che si merita. Sul patibolo c’è ovviamente l’accusa di risultatismo estremo: troppo difensivo l’approccio dell’Arsenal.

Liew scrive di “fallimento nella sua forma più brutale e spietata”. “Perdere ai rigori dopo aver fatto sudare e innervosire i campioni in carica per 120 minuti è indubbiamente ingiusto. Ma allo stesso tempo è difficile sfuggire alla conclusione che, attraverso la loro tattica, il loro piano di gioco e la loro mentalità, l’Arsenal si sia in gran parte guadagnato questo risultato”.

E se questo fosse il miglior Arsenal possibile?”

“Nella sua essenza più pura, e contro gli avversari migliori, lo stile di gioco di Mikel Arteta è esplicitamente orientato a restringere il ventaglio dei risultati realistici, per poi sfruttare al meglio le occasioni che si presentano. Ma una strategia calibrata per conquistare e difendere un vantaggio di 1-0, con quattro difensori centrali e un blocco basso, si regge o crolla in base a questi stessi rigidi criteri. Il calcio in cui i margini sono minimi va bene, finché non ci si trova a subire le conseguenze di questi minimi”.

L’Arsenal questa tattica l’ha costruita, non è dettata dal momento e dal contesto: “Nelle ultime sessioni di mercato si è concentrato sul rafforzamento della difesa, sull’ampliamento della rosa e sull’innalzamento del livello generale della squadra, piuttosto che sull’acquisto di giocatori elettrizzanti, capaci di fare la differenza con un singolo colpo di genio”. E probabilmente hanno anche intenzione di cambiare. “Eppure, vale la pena chiedersi: e se non fosse così? E se questo fosse il massimo che si possa ottenere?”. “Se Arteta ha spremuto fino all’ultima goccia di potenziale da questa rosa, quanto è probabile che ci siano ancora margini di miglioramento? E se questo club operasse già al 105% delle sue capacità?”.

La bellezza ha ucciso la bestia

Sul Telegraph, con i suoi modi più spicci, Brown scrive che “la bellezza, francamente, ha ucciso la bestia”. Di “Arsenal intrappolato in una vera e propria tortura personale”. Di “giocatori che, invece di inseguire davvero la vittoria nella partita più importante degli ultimi 20 anni, erano ossessionati dal tentativo di non perdere”. Scrive di rimpianto per una stagione memorabile privata del suo perfetto epilogo”.

“Mentre il Psg ha dato libero sfogo alla sua straordinaria abbondanza di talento individuale, l’Arsenal, in una serata di spettacolo così macabro che persino Arsène Wenger sembrava quasi nauseato dai posti Vip, si è ostinato a bloccare, soffocare e assorbire ogni tipo di pressione che Luis Enrique potesse esercitare”.

“In definitiva, furono loro gli artefici della propria disfatta”.