La nuova Figc affronterà la piaga di intermediari e procuratori che chiedono soldi per far giocare i giovani calciatori?
Il trionfo dell'Under 17 conferma che il problema non è il talento ma la corsia d'ingresso nel calcio che conta. È tutto sotto gli occhi di tutti ma nessuno interviene

Db Milano 24/11/2023 - Lombardia 2023 World Summit / foto Image nella foto: Giovanni Malago’
Il successo dell’Under 17 ha chiarito che il problema non è la mancanza di talento
L’ennesimo successo di una delle brillanti Nazionali giovanili dell’Italia, pone fuori contesto tutte le giaculatorie partorite dalla buia notte di Zeniça fino al successo di Tallin di domenica sera. È evidente che il problema non sono i vivai. I problema sono i binari (spesso morti) per arrivare a giocare in pianta stabile in serie A, ed essere elegibili per la Nazionale. Il problema non sono le strutture. Il problema non sono i ragazzi che non giocano più per strada. Nemmeno il cellulare. Per il quale un illuminato pedagogo che risponde al nome Cesc Fabregas ha sentenziato la tendenza luddista avverso gli smartphone. Ovviamente la cosa tocca solo i figli. Un esempio fattivo da parte dei genitori di non utilizzare il cellulare a loro volta, non è stato preso in considerazione.

Il problema non sono i social. Il problema non è solo il tatticismo esasperato nelle scuole calcio. Ma quella fa parte dell’ormai endemica incapacità dei grandi di trasmettere voglia di divertirsi ai bambini. Il problema del binario morto per i giovani calciatori che si affacciano al professionismo molto remunerato sono proprio i soldi. La scelta del procuratore. Il calcio non c’entra. Conta dimostrare quanto sei disposto a piegarti per entrare nel cerchio della fiducia. In un ventoso novembre argentino del 1996 qualcuno salmodiò: la pelota no se mancha. Il calcio italiano è andato esattamente nella direzione opposta. Sentenza tradita da uno dei suoi più cari discepoli: Salvatore Bagni di professione ladro di sogni. Nominiamo Bagni, ma ce ne sono mille nel sottobosco che stuprano il calcio per sopravvivere.
Le istituzioni del calcio Italiano (Figc, Lega Serie A) hanno sempre taciuto
Le massime cariche del calcio nazionale non sono altro che espressione del tessuto connettivo che popola l’organismo calcistico. Presidente della Federazione, Presidente ed amministratore delegato della Lega di serie A hanno sostanzialmente taciuto, e continueranno a farlo, di fronte a forme di coercizione e taglieggiamento ai danni dei calciatori che si affacciano al calcio professionistico. Salvo poi sostenere che il problema sia la pirateria. Negli ultimi anni, con risultati ragguardevoli le nazionali giovanili italiane, e i tecnici federali, alla chetichella, hanno dimostrato che il bacino è sano e produce talento. Il problema è la capacità di coltivarlo nella fase più delicata del processo. Il trapasso dal calcio giovanile al calcio professionistico. La pretesa è sempre la stessa: hai fatto bene nelle giovanili, perfetto. Se non ti leghi al carro giusto e non sei almeno come Del Piero, ti mando a fare le ossa in Lega pro. Ed è qui che le conseguenze si ripercuotono sulla Nazionale maggiore.

La serie A ha pochissimi calciatori elegibili per la Nazionale. Ma soprattutto nessun calciatore effettivamente competitivo all’estero. Quelli competitivi giocano in Premier. Ed il peso di Tonali, Calafiori e Donnarumma si è visto in passato, ma troppo diluito all’interno di Nazionali che non riescono a competere quando il ritmo aumenta. Da Barella a Bastoni, passando per Di Lorenzo, Politano, Locatelli e Retegui vengono glorificati in patria ma all’estero non se li fila nessuno. Bastoni prezzato 75 milioni di euro, fa molto ridere. I nazionali che giocano in Italia non se li fila nessuno perché hanno paura, perché non possono competere ad alti livelli. E non possono più ormai far parte della Nazionale. Troppi fallimenti. Troppe partite importanti sbagliate. L’Europeo è impolverato. Nel club le responsabilità si annacquano. In Nazionale il re è nudo. Questi calciatori sono portatori sani di paura. E quando sei davanti a tutti i tuoi incubi: o li superi, oppure soccombi. Ed i giocatori di cui sopra sono stati sopraffatti dai propri demoni per ben due volte.

La filiera di Coverciano funziona ancora. Il problema è dopo
Non sembra volgere al sereno il futuro della Nazionale. Il ventidue giugno prossimo è prevista l’elezione del nuovo presidente della Figc che altri non è che un amico del circoletto. A propria volta il prescelto dalle varie componenti nominerà il futuro commissario tecnico. Gli schemi sono sempre gli stessi. Nel proprio modo di dimostrarsi inadatto al ruolo, Silvio Baldini ha tracciato un percorso. Non di risultati. Bensì di metodo. E gli otto milioni (4 a partita) di spettatori sono un flebile segnale che il paese è alla ricerca di una Nazionale nelle quale avere fiducia ed identificarsi. C’è tanta fame di Nazionale. Tra Grecia e Bosnia non vi sono tante differenze. Eppure una Nazionale orgogliosa e senza paure ha vinto. Certo la differenza di peso specifico era abissale. Giocare a mente sgombra consente maggior sicurezza e voglia di prevalere. Sarebbe importante nutrire fiducia nei giocatori che negli ultimi anni hanno fatto bene a livello di Nazionali giovanili. E che hanno la fame giusta per rappresentare in maniera diversa, da come fatto negli ultimi cinque anni, l’Italia. La filiera di Coverciano funziona ancora. Produce. Poi, ribadiamo, il prodotto grezzo non viene curato e coltivato per poter essere utilizzato anche in Nazionale. Il paese ha bisogno di un rito collettivo per ritrovarsi. Saltare il terzo mondiale di seguito è un boccone amaro da trangugiare, sarà festa nazionale il giorno del ritorno al Mondiale. Con tanta fame, si spera con occhi feroci.