La bile del Telegraph contro i Mondiali di Trump e Infantino: “Affascinante vederli fallire”
Oliver Brown sul Telegraph la tocca pianissimo. "Predica l'inclusione ma si macchia di discriminazione. Il formato a 48 squadre è la risposta a una domanda che non c'era"

Db New York (Stati Uniti) 13/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Chelsea-Paris Saint-Germain / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Donald Trump-Gianni Infantino
Non ve ne foste accorti – in fondo è andata in scena solo la prima delle tre cerimonie d’apertura – è cominciato il Mondiale “più ricco, sfarzoso e politicamente infido della storia dello sport, che si estende su tre nazioni ospitanti, 104 partite e oltre otto milioni di miglia quadrate. Sarà al contempo un monumento al consumismo ostentato e uno specchio delle complessità dell’America di Donald Trump, dove persino i tifosi abbastanza fortunati da superare le rigide regole d’ingresso rischiano di essere derubati come mai prima d’ora”. O almeno così ne scrive il conservatore Oliver Brown sul conservatore Telegraph. È un punto di vista curioso, considerata la posizione politica del giornale e di uno dei suoi più reazionari editorialisti. Ovviamente non è il solo a pensarla, così. Ma questo è un pezzo da Guardian.
I costi e la discriminazione
Per Brown “per otto anni, questo Mondiale è stato in gran parte il prodotto di una mente folle, talmente assurdo per portata e dimensioni che è difficile concepire come qualcuno abbia potuto avere l’arroganza di tentarlo”.
A proposito dell’arbitro somalo Artan respinto, scrive: “è l’esempio lampante di un Mondiale che predica l’inclusione ma si macchia di discriminazione”.
Ma ovviamente tutte queste cose Brown le sapeva già.

“Si capisce che questo Mondiale è stato ideato da dirigenti Fifa che fanno ricorso a jet privati. Nel loro regno di lusso inimmaginabile, mentre si spostano tra le hall del Four Seasons e i palchi Vip nei loro abiti firmati e scarpe da ginnastica bianche come diamanti, il mondo, naturalmente, sembra un posto più piccolo. Colazione a Vancouver, cena a Guadalajara: cosa c’è che non va? Dentro la loro bolla dorata, possono fingere di essere i grandi unificatori, mentre le tristi seccature di un evento così ingestibile sono sopportate dai sostenitori“.
Li definisce un gruppo di persone spregevoli e assurde. Ovviamente cita il premio Fifa per la Pace a Trump.
Pure il formato a 48 squadre fa schifo
“Un’accozzaglia di 48 squadre rappresenta la risposta a una domanda che nessuno si era posto. Il Mondiale era quasi perfetto con 32 squadre, un numero facilmente divisibile che creava problemi fin dall’inizio. Ora le prime tre settimane rischiano di essere deturpate da umiliazioni, con la Germania che affronta Curaçao, nemmeno uno stato pienamente sovrano, e il Brasile, cinque volte campione del mondo, che si lecca i baffi all’idea di poter smantellare Haiti, l’83esima squadra nel ranking mondiale. E questo prima ancora di arrivare all’inelegante compromesso di otto delle dodici squadre terze classificate che si qualificano a fatica”.
“È possibile detestare la Fifa ma amare i Mondiali? Sì, per quanto forte sia la tentazione di cedere al fatalismo, il calcio può essere il miglior antidoto alla venalità. Nonostante Trump e Infantino cerchino in ogni modo di ottenere prestigio per associazione, di far sì che tutto ruoti intorno a loro, sarà affascinante vederli fallire. Alla fine, come in ogni Coppa del Mondo, l’orrore dei custodi viene oscurato dalla gloria dello spettacolo”.