De Laurentiis: “Gli stadi? Comuni e sovrintendenze non possono ostacolare i club”
Alla Gazzetta: "Per gli stati serve l'aiuto economico dello Stato. E poi bisogna impedire a comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolarne la realizzazione"

Italian cinema producer, businessman and owner of the Serie A football club SSC Napoli Aurelio de Laurentiis leaves the Armani Theatre where late Italian fashion designer Giorgio Armani lies-in state, in Milan on September 7, 2025. Giorgio Armani died on September 4, 2025 at 91. (Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)
De Laurentiis e la Serie A a 16 squadre
De Laurentiis intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Per i tifosi del Napoli, nessuna novità. Un riassunto del pensiero Aureliano che abbraccia tutto: stadi, Serie A a 16 squadre, calcio da intendere come un’industria. Ovviamente grande fiducia in Malagò. E il pensiero per Allegri: “Alla rosa del Napoli non manca nulla”.
A proposito del calcio dice:
“Usciamo da un grande misunderstanding: calcio inteso come industria di sport e intrattenimento o solo sport? Se è un’industria di sport e intrattenimento, come io e molti altri crediamo, dovrebbe fare un vero bilancio tra costi e ricavi, contenendo il più possibile i costi e aumentando il più possibile i ricavi. Per renderlo più spettacolare dovremmo costruire nuovi stadi. Quelli che ci sono, sono troppo vecchi, obsoleti…”.

La ricetta di De Laurentiis per gli stadi
E alla domanda “che cosa servirebbe?”, risponde così:
“Un aiuto economico dello stato, senza se e senza ma, perché non ci si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare. Abolire in un solo colpo tutte le norme che limitano e rallentano la realizzazione di nuovi impianti. Impedire a comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolare la realizzazione, sotto la direzione del supercommissario per gli stadi, eletto ma non ancora del tutto operativo, che possa vigilare sulla qualità dei progetti. Sulle riforme necessarie per migliorare il calcio, sia chiaro: non ne esiste solo una, ma ci vuole coraggio. Questo è quello che manca, perché bisognerebbe azzerare tutto e rifondare il sistema in un modo che guardi al futuro e ai mutamenti generazionali”.