Cessione Napoli, ADL ha trattato per sei mesi: ad aprile era vicino alla chiusura, poi gli intoppi
A scriverlo è Marco Azzi su X: "Sono stati due intoppi burocratici. De Laurentiis sa tutto del progetto americano e ne ha capito la serietà. Sulle infrastrutture non c'è più tempo da perdere"

Aurelio De Laurentiis (foto Sarpa)
Le voci sono ormai insistenti da settimane: la società sportiva calcistica potrebbe (condizionale, sempre d’obbligo) essere ceduta. Il principale interessato ad acquisirla è Matt Rizzetta, CEO di North Sixth Group e fondatore di Underdog Global Partners, la piattaforma/holding di investimento sportivo attraverso cui opera in varie acquisizioni e operazioni nel calcio e nello sport.
De facto, Rizzetta guida un consorzio di investitori americani che avrebbe formulato una proposta da 2,2 miliardi di euro, poi rispedita al mittente da De Laurentiis. Tuttavia, Marco Azzi di Repubblica ci svela un retroscena proprio relativo a questa possibile cessione.
Cessione Napoli, il retroscena di Azzi

Scrive il giornalista su X:
“La trattativa per la vendita del Napoli è andata avanti in silenzio per 6 mesi e ad aprile è stata vicina al “closing”: fermata da due intoppi burocratici. De Laurentiis sa tutto del progetto americano e ne ha capito la serietà. Sulle infrastrutture non c’è più tempo da perdere”
Le parole di Rizzetta a Bloomberg

Lo stesso Rizzetta, ha parlato di tale trattativa. A Bloomberg:
Il Napoli non era ufficialmente in vendita: il vostro approccio era una partnership o è nata dopo l’idea di acquisizione?
Il tema centrale delle nostre discussioni è sempre stato quello della legacy. Sono un imprenditore che investe nello sport per passione. Oggi esiste Ugp, esiste una struttura di private equity, ma non sono un gestore che vive guardando solo numeri ed exit strategy. Sono entrato in questo mondo perché mi appassiona e perché conta ciò che si lascia nel tempo. Le conversazioni con la famiglia De Laurentiis sono partite proprio da questo concetto. I numeri sarebbero venuti dopo.
Quando guidi un club, come ho visto con Campobasso e Napoli Basket, ci metti cuore e anima: è un impegno totale. Per questo capisco bene l’importanza dell’eredità. Gran parte del dialogo iniziale riguardava proprio come costruire il futuro di un club preso dal fallimento e portato dove si trova oggi. Non si tratta semplicemente di venderlo a un fondo che pensa alla rivendita dopo qualche anno. De Laurentiis ha una responsabilità verso i milioni di tifosi nel mondo. Se un giorno il club dovesse cambiare proprietà, dovrebbe andare alla persona giusta. Per questo ho sentito la responsabilità di dimostrare di poter guidare il progetto nel futuro, unendo tradizione, innovazione e visione internazionale.