Allegri e l’allegrismo. È davvero odiato come lo era Berlusconi? Esegesi del corto muso (PODCAST)

Nella nuova puntata, con ospite il direttore del Napolista Max Gallo, si ragiona di stigmi calcistici, matrimoni finiti e di una città che forse si sta de-ideologizzando. Più un paper sudato dalla redazione: Allegri è davvero un cortomusista, o ci ha venduto un personaggio che i numeri smentiscono?

Allegri e l’allegrismo. È davvero odiato come lo era Berlusconi? Esegesi del corto muso (PODCAST)

Db Bologna 03/02/2026 - campionato di calcio Serie A / Bologna-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Provate a dirlo a cena, a Napoli: “Allegri mi piace”. C’è chi giura che vi toglierebbero il saluto. Eppure Allegri è davvero diventato l’allenatore del Napoli, e questo rende lo stigma ancora più curioso: è uno di quegli stigmi calcistici che vivono benissimo sui social e poi, puntualmente, muoiono allo stadio. Ed è proprio da qui che parte la nuova puntata: dall’idea che certe appartenenze siano diventate identità totali, marchi da esibire o da rinnegare, più che semplici gusti. Ma quanto regge davvero questa frattura? O è l’ennesima narrazione che ci raccontiamo?

 

Gallo, gli stigmi e una città che si de-ideologizza

A scendere dall’Arenella per ragionarne con noi è il direttore del Napolista, Massimiliano Gallo. Il filo è quello degli stigmi e dei “matrimoni finiti” del tifo, delle guerre di religione in salsa pallonara — il babà contro il panettone, il Nord contro il Sud, il bel gioco contro il risultato. Con una tesi, sullo sfondo, tanto semplice quanto provocatoria: che Napoli, forse finalmente, si stia de-ideologizzando. Che il tifoso stia imparando a separare l’estetica dal trofeo, e a giudicare un allenatore per quello che porta a casa più che per la bandiera che gli viene appiccicata addosso.

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Il paper: dieci allenatori, cinquemila partite, un’ipotesi nulla

E poi c’è il pezzo forte, quello costato lacrime e sangue alla redazione: un paper vero, con dieci allenatori passati ai raggi X, cinquemila partite analizzate, p-value e ipotesi nulla. Tutto per rispondere a una domanda sola: Allegri è davvero il “cortomusista” che la vulgata descrive — il sacerdote del catenaccio e dell’1-0 sofferto — oppure ci ha venduto un personaggio che le statistiche, alla prova dei numeri, faticano a confermare? La risposta, e il metodo per arrivarci, sono il cuore della puntata: perché un conto è la leggenda, un altro è ciò che resta quando si smette di discutere e si inizia a contare.

Profezie d’agosto, geografia creativa e la domanda più scomoda

Non manca il consueto campionario di varia umanità calcistica: c’è chi sostiene di aver vinto uno scudetto avendolo previsto già ad agosto, e chi — con disinvoltura geografica notevole — confonde Curaçao con un quartiere di Berlino. Fino alla coda più seria: una notizia di calcio femminile che apre l’interrogativo più scomodo di tutti. Chi ha davvero più paura del cambiamento: lo spogliatoio, i giornalisti o il pubblico? Una domanda che, per una volta, scavalca il recinto del solo Napoli e chiama in causa tutto il modo in cui raccontiamo questo sport.

 

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