415 milioni buttati, un solo campione: il mercato disastroso che ha azzoppato la Juve
Con quelle cifre altri club hanno preso Dembélé e Olise; a Torino sono arrivati Koopmeiners e Openda. E tra ingaggi e minusvalenze i danni, dopo tre ribaltoni societari e cinque allenatori, valgono ben oltre i 100 milioni della Champions persa. La ricostruzione di Tuttosport.

Db Torino 21/02/2026 - campionato di calcio serie A / Juventus-Como / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Kenan Yildiz
Il mercato disastroso della Juventus sta tutto in un numero: 415. Tanti sono i milioni spesi in acquisti nelle ultime tre stagioni, in sei finestre di mercato, secondo l’analisi di Tuttosport (il quotidiano sportivo torinese). La cifra non considera gli incassi, quindi non è il saldo netto, ma resta impietosa: spendere quasi mezzo miliardo in tre anni — roba da City, Real o Psg — e non azzeccare quasi nessun colpo è un’impresa al contrario. Per la legge dei grandi numeri, sarebbe stato difficile non trovare almeno un campione. Invece no.
Mercato disastroso Juventus: 415 milioni, un solo campione
La fotografia è spietata: oggi alla Juve ci sono buoni giocatori, un gruppetto di elementi inadeguati al livello del club e un solo campione vero, Kenan (il trequartista turco classe 2005, oggi stella della squadra). Un quadro che stride con i 415 milioni e che il Napolista racconta da tempo: già a dicembre 110 milioni solo per Douglas Luiz e Koopmeiners, mentre il Napoli ne spendeva 30 per McTominay. Un confronto che, col senno di poi, vale più di mille analisi.
Koopmeiners al posto di Dembélé, Openda invece di Olise
Il paradosso, nota Tuttosport, è nelle scelte: con le cifre con cui altri hanno preso Ousmane Dembélé (l’esterno francese del Psg, Pallone d’oro 2025), la Juve ha comprato Teun Koopmeiners (il centrocampista olandese arrivato dall’Atalanta per oltre 50 milioni); e con sei milioni in più rispetto a Loïs Openda (l’attaccante belga preso in prestito dal Lipsia) si poteva prendere Michael Olise (l’ala franco-nigeriana oggi al Bayern). Campagne sbagliate capitano — c’è anche la sfortuna del giocatore che altrove è un fenomeno e “si imbrocchisce” cambiando maglia — ma ciccarne tre di fila è raro e catastrofico. E il caso Douglas Luiz è diventato il simbolo del cortocircuito tra calcio e contabilità.
Perché i danni si moltiplicano (e non solo per i soldi)
I guasti non si calcolano solo con i soldi buttati dalla finestra, ma sommando gli stipendi e l’invendibilità di quei giocatori, probabile fonte di minusvalenze. Una campagna sbagliata si spalma sulle stagioni successive: la Juve di oggi quei guasti li moltiplica per tre. Ecco perché anche dall’estero si ripete che non basterà un allenatore a sistemare tutto. E perché l’attuale mercato è una trappola: portare a casa altri Openda, Edon Zhegrova (l’ala kosovara) o Douglas Luiz (il centrocampista brasiliano pagato oltre 50 milioni e mai decollato), con un bilancio già orfano dei soldi della Champions, sarebbe esiziale. Senza almeno un paio di campioni, la Juve rischia di non competere per lo scudetto, di rigiocarsi il quarto posto e di non far crescere Yildiz, che ha bisogno di campioni su cui appoggiarsi.
All’origine, la tempesta perfetta
Hanno pagato sempre allenatori e dirigenti — e qualche colpa i tecnici l’hanno avuta, Thiago Motta in testa (l’allenatore esonerato a marzo 2025: sua l’epurazione dei senatori Szczesny e Danilo e il peso sul mancato rinnovo di Adrien Rabiot). Ma quanto accaduto dall’estate 2023 ha pochi precedenti nella storia bianconera: una tempesta perfetta, originata anche da un procedimento giudiziario e da una disparità di trattamento rispetto alle concorrenti, i cui danni — spesso quantificati nei 100 milioni della mancata Champions 2023/24 — valgono in realtà molto di più. Anche il Corriere se n’è accorto. Ma quella, come scrive Tuttosport, è un’altra storia.