Wawrinka: “Giocare con Nadal era come annegare. Sinner è già una leggenda come i Fab Four”

Al Times: "Djokovic era il mio preferito, anche se ci ho perso 20 volte. Il boicottaggio dei tennisti ricchi: la gente non comprende, è un messaggio sbagliato"

Wawrinka: “Giocare con Nadal era come annegare. Sinner è già una leggenda come i Fab Four”

Roma 14/05/2019 - Internazionali BNL d'Italia / foto Antonietta Baldassarre/Insidefoto/Image Sport nella foto: Stan Wawrinka

Quando il giornalista del Times che intervista Stan Wawrinka gli chiede di Jannik Sinner – una domanda a scatto fisso, per la stampa italiana – capisci il salto di stato effettivo di Sinner. Poi Wawrinka lo palesa con la risposta: “Sapevo che sarebbe stato davvero bravo. Che sarebbe stato così bravo? No. Ora non stiamo parlando di essere davvero bravo. Stiamo parlando di essere una leggenda“. Lo svizzero, che a 41 anni sta facendo il Tour dell’addio, raccogliendo i tributi che merita, è stato spettatore e co-protagonista di un periodo forse irreplicabile della storia del tennis: c’erano i Fab Four – Federer, Nadal, Djokovic e Murray – e poi c’era lui, sempre con un piede in quella porta socchiusa. Ecco, Wawrinka dice che Sinner quella porta metaforica l’ha già sfondata. “Può essere davvero difficile. È un’altalena di emozioni e non puoi semplicemente rimanere al vertice a meno che tu non sia Jannik Sinner e quei campioni che abbiamo nominato”.

“Djokovic il mio preferito: ma ci ho perso 20 volte”

Wawrinka ha origini operaie: i suoi genitori, Wolfram e Isabelle, gestivano una fattoria a Saint-Barthélemy, dove i lavoratori erano persone con disabilità intellettive o in fase di recupero da problemi di salute mentale e dipendenze. E’ un rappresentente di un mondo antico e un po’ perso. Uno che nel 2019, appena eliminato, si imbatté in un gruppo di giornalisti a Miami. Invece di nascondersi, li invitò a cena e poi a bere qualcosa. Si ubriacarono, uno dei giornalisti si sentì male. Ha vinto tre Slam, una Coppa Davis e una medaglia d’oro olimpica in doppio con Federer. Considera la sua vittoria su Novak Djokovic nella finale degli Aus Open del 2015 come la più grande della sua carriera. Nata da una sconfitta dolorosissima due anni prima, in semifinale sempre col serbo: 12-10 al quinto set: “È stato un momento davvero cruciale nella mia carriera. È stato molto doloroso, questo è certo, ma mi ha fatto capire che potevo raggiungere quel livello, che avevo tutte le carte in regola per battere il miglior giocatore del mondo, non sempre, ma che ero in grado di farlo”. 

“Mentalmente, l’avversario più difficile per me è stato Roger, per via di tutta la storia che avevamo insieme, ma anche perché il suo stile di gioco non era il mio preferito. Ci conoscevamo alla perfezione. Avevamo condiviso tanti momenti e il suo livello e il suo modo di mettermi a disagio mi hanno messo sotto pressione fin dal primo punto. Rafa sulla terra battuta è sempre stata la sfida più grande per me. In primo luogo, per il suo livello, ovviamente, ma anche per l’intensità che metteva in ogni colpo. Ti sentivi sempre come se stessi per annegare sott’acqua, quindi il mio avversario preferito era Novak. Ho perso più di 20 volte contro di lui, ma rispetto agli altri è comunque uno contro cui è andata bene”.

“Murray come Federer Nadal e Djokovic, io no”

Wawrinka è categorico nell’affermare che i Big Four non sarebbero mai potuti essere cinque, con lui: “Ho avuto quattro o cinque anni in cui sono riuscito a entrare nella top five mondiale e a vincere gli Slam. Murray è stato tra i primi quattro per 15 anni o più. Era con loro, costantemente in semifinale, in finale, vincendo Slam, Masters 1000 e 500. Faceva parte di quel gruppo”.

E su Federer dice che “Non c’era paragone. Non si può paragonare un giocatore come me a qualcuno come Roger, che è una leggenda di questo sport”.

Oggi il tennis è cambiato: “Il modo di giocare è diverso perché le condizioni dei campi e la palla, soprattutto, rendono più difficile avere velocità di superficie diverse, quindi è più complicato variare il gioco quando si gioca. Ora sono più forti, giocano più velocemente da entrambi i lati e il gioco è diventato più fisico”.

Federer Nadal

E critica la campagna sindacale per i premi che in questi giorni arriva al Roland Garros: “Possono boicottare tutte e io posso giocare da solo”, dice scherzando. “È difficile per la gente vedere le migliori giocatrici lamentarsi dei soldi. Può essere giusto o sbagliato. Non è questo il punto. È solo che il messaggio probabilmente non è quello giusto. Per come la vedo io dall’esterno, non credo che questo sia il modo giusto di procedere. Capisco la frustrazione: non tutto è perfetto, né nei tornei del Grande Slam né nell’ATP, e il problema principale nel tennis è che ognuno vuole qualcosa di diverso. Il numero 1 vorrà qualcosa che non va bene per il numero 100, quindi è sempre stato estremamente difficile accontentare tutti. Ma questo argomento, in questo momento, non credo sia positivo leggerne sui giornali. Dovrebbe essere una discussione che si svolge a porte chiuse, ma è uno sport complicato”.