Via Conte, Lukaku e “vecchi e cari” compagni: il Napoli torna all’austerity
Secondo la Gazzetta dello Sport è una questione di fasi industriali: il tesoretto dei risparmi non sarà tutto investito nel mercato

Db Riyadh 18/12/2025 - Supercoppa Italiana / Napoli-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
È una questione di fasi industriali. Al di là del romanticismo, dei cicli sportivi, delle ambizioni. La dimensione aziendale – sempre poco compresa – del Napoli sta portando fisiologicamente ad un cambio di passo, scrive la Gazzetta dello Sport nella sua analisi finanziaria.
Perché, scrive Marco Iaria, “negli ultimi due anni il Napoli ha premuto sull’acceleratore degli investimenti, assecondando le ambizioni della piazza e le aspettative di un tecnico che si muove come un “top player”. Adesso è arrivato il momento di invertire la traiettoria dei costi, senza che questo significhi un ridimensionamento degli obiettivi, tutt’altro. La storia del Napoli di Adl sta lì a dimostrarlo”.
“Nel 2024-25 gli investimenti netti in acquisizioni di calciatori sono ammontati a 157 milioni, con un incremento del 128% rispetto alla stagione precedente (69 milioni). E il livello si è mantenuto elevatissimo anche nell’attuale esercizio: 136 milioni di acquisti a titolo definitivo e 9 milioni per prestiti nella sessione estiva, più i riscatti in corso d’opera di Hojlund, Alisson Santos e Giovane, che fanno salire il totale a circa 230 milioni”.
Pesa la variabile stipendi
Ma ciò che davvero è cambiato tanto in questi anni è la variabile stipendi. “L’annata 2024-25, conclusa con il titolo di campione d’Italia, ha visto schizzare gli stipendi dei tesserati (da 106 a 133 milioni) e gli ammortamenti (da 71 a 111 milioni). Quest’anno la prima voce è aumentata ancora di una trentina di milioni, la seconda di una ventina. Complessivamente, nel biennio, la spesa sportiva è salita di 110-115 milioni. Troppi. Anche perché i ricavi, sebbene in crescita, non sono riusciti a mantenere lo stesso ritmo. Grazie ai premi Champions e all’incremento degli introiti da stadio, sponsor e merchandising, nell’attuale stagione i ricavi strutturali sono aumentati di oltre 50 milioni rispetto ai 180 del 2024-25. Ma non basta”. Tanto è vero che “anche l’esercizio al 30 giugno 2026 si chiuderà in rosso, intorno ai 30 milioni”.

La manovra correttiva
La Gazzetta parla di una “manovra correttiva”, innescata dall’addio di Conte che “libererà il bilancio di una spesa che, considerando l’intero staff tecnico, è stata pari a 22 milioni lordi (18 di fisso e 4 di variabile)”. Spalletti, per fare un raffronto “scudettato”, costava 8 milioni (7+1). E allora si prospetta un ritorno ad un allenatore “allineato al budget tipico del Napoli”. Così “il risparmio annuo sarebbe di 12-13 milioni”.
Per quanto riguarda la rosa, secondo la Gazzetta “verrà ringiovanita. Andrà via Lukaku, il cui stipendio ammontava quest’anno a 8,5 milioni netti (11 lordi per effetto del Decreto Crescita). E partiranno probabilmente anche Anguissa, Meret e Juan Jesus. Il cambio di allenatore e queste possibili uscite libereranno oltre 30 milioni nel monte ingaggi. Nel 2026-27 il Napoli dovrà ridurre gli stipendi per riequilibrare la gestione: questo tesoretto, quindi, non potrà essere reinvestito integralmente sui nuovi arrivi”.