Simone Biles: “Detesto l’esercizio fisico. Dopo tanto tempo, mi merito una pausa”
La leggenda della ginnastica sono due anni che ha smesso, senza smettere: "L'altro giorno ero sul trampolino in giardino e ho iniziato a fare salti mortali. Sto benissimo senza allenarmi"

US' Simone Biles takes part in an artistic gymnastics training session at the Bercy Arena in Paris on July 25, 2024, ahead of the Paris 2024 Olympic Games. (Photo by Loic VENANCE / AFP)
Simone Biles fa parte del club ristrettissimo delle leggende dello sport. Federer, LeBron, Valentino Rossi, Phelps, quella gente lì. Undici medaglie olimpiche e 30 titoli mondiali (23 ori…). Sono già due anni che non gareggia più, e ne mancano altrettanti alle Olimpiadi di Los Angeles, quando , se fosse ancora in attività, avrebbe “solo” 31 anni. E della ginnastica, racconta al Paìs, le manca tutto tranne che… lo sport.
“Mi manca soprattutto il cameratismo, il tempo trascorso con le mie compagne di squadra e anche le belle vibrazioni che avevo con gli allenatori ogni giorno. Ma allo stesso tempo, è molto bello avere questa libertà. È una pausa mentale e fisica. In realtà detesto l’esercizio fisico. Sento che dopo averlo praticato per così tanto tempo, mi merito una pausa. E mi sto concedendo questo privilegio. Detto questo, mio marito (è sposata con il giocatore di football americano Jonathan Owens, ndr) mi porta a Pilates e, onestamente, non è affatto divertente. È molto difficile, pura fatica e dolore. Ma a lui piace molto. E io lo faccio perché mi piace condividerlo con lui”.

“Ero in giardino a fare i salti mortali”
In realtà si considera ancora una ginnasta attiva: “Se mi chiedeste di fare un salto mortale all’indietro, lo farei qui e ora senza problemi. Non sarebbe difficile. È vero che per gareggiare bisogna allenarsi, ma sono ancora in forma per fare quello che voglio. L’altro giorno, infatti, ero sul trampolino in giardino e ho iniziato a fare salti mortali con la mia ex allenatrice, Zoe Miller. Ci siamo divertite un mondo”.
Ci sono buone chance di vederla in gara a Los Angeles 2028. Lei dice che sono “il 50%. Credo che dovremmo ammirare gli atleti finché sono in attività, mentre gareggiano. Ho già partecipato a tre Olimpiadi e mi sento appagata. Ho la sensazione che i nostri corpi siano un po’ come una clessidra che si svuota sempre di più. Ho 29 anni e, sebbene la longevità nello sport d’élite sia migliorata a passi da gigante, sarebbe un enorme sacrificio cercare di essere a Los Angeles a 31 anni”.
“Niente è difficile come le Olimpiadi”
“Non credo che nulla di ciò che farò nella mia vita sarà difficile quanto competere alle Olimpiadi. Quindi dormo abbastanza bene la notte. A 29 anni, posso dire di non avere grandi rimpianti nella mia vita. Posso guardare indietro e vivere serenamente. E voglio mantenere questa serenità. Voglio poter continuare a dire di non rimpiangere nulla. Direi che l’unica cosa che ho perso è la mia privacy. E credetemi, può essere molto difficile, soprattutto quando si desidera tornare a essere una persona normale. In ogni caso, più che una perdita, cerco di vederla come un’altra parte della mia vita quotidiana. Sono molto grata di essere dove sono”.