Sarri: “Tornare a Napoli sarebbe bello ma come ogni ritorno rischia di essere deludente”
Pubblichiamo la prefazione di Maurizio Sarri al libro di Salvatore Malfitano "La storia del Napoli". Scritta appena un anno fa, è sorprendentemente attuale. Parla del suo rapporto con la città

Sarri (foto Ciambelli)
Per gentile concessione dell’editore e dell’autore, ripubblichiamo la prefazione scritta da Maurizio Sarri al libro “La Storia del Napoli” di Salvatore Malfitano, Diarkos editore, 2025.
Ricordiamo che prefazione è stata scritta a metà maggio 2025, quando Sarri non aveva ancora firmato con la Lazio.
Ecco il testo.
“Napoli è un bagno d’amore. Un luogo magico in cui la squadra si cala appieno nel contesto e ne assorbe le caratteristiche. È questo che rende unica l’esperienza vissuta, credo che non esista niente di simile al mondo.
Sarri: “Ricordo l’accoglienza a Napoli dopo il gol di Koulibaly alla Juventus”
Inizialmente, ho pensato che fosse una sensazione mia, qualcosa di personale, perché sono nato qui e da bambino ne ero anche tifoso. Poi, confrontandomi successivamente con altri colleghi che ci sono passati, hanno provato anche loro emozioni analoghe. Esiste un legame così profondo, tanto facile da vedere quanto complesso da controllare. L’affetto che i napoletani sono in grado di trasmettere rende tutto speciale. Ci sono momenti in cui si avverte una specie di pressione. Ma in realtà non è pressione. È il senso di responsabilità che naturalmente si genera nei confronti di chi ti sta dando fiducia e sostegno in modo incondizionato.
La mia esperienza è piena di splendidi ricordi. Al primo anno è stato incredibile assistere al record di reti battuto da Higuain, è stata una soddisfazione enorme per tutti noi, dallo staff tecnico ai compagni. Quel traguardo di Gonzalo l’abbiamo sentito anche nostro. Per non parlare di tutto ciò che è successo dal gol di Koulibaly a Torino fino al nostro rientro a Napoli, dove siamo stati accolti in un’atmosfera da brividi. In mezzo ci sono stati grandi mesi d’amore reciproco. Siamo riusciti, come squadra, a stabilire una connessione così forte, e nel calcio è qualcosa che capita molto raramente, lo garantisco. Inoltre, il nostro gioco era molto apprezzato e questo ha contribuito a creare complicità e sinergia. In tanti anni di questo lavoro, posso affermare con sicurezza che certe molle non scattano spesso. Io invece ho avuto la fortuna che sia accaduto in una città dove i sentimenti si amplificano e ti travolgono.
“È una scelta che forse ho anche pagato, ma francamente non mi pento di nulla”
Il fenomeno del “sarrismo” è stata una logica conseguenza. Perché lavorare nel Napoli non significa soltanto essere il tesserato di una società, ma anche rappresentare un’entità superiore, che è il popolo. Quindi, così come mi veniva facile intervenire in difesa dei miei giocatori, lo è stato altrettanto nei confronti della gente. È una scelta che forse ho anche pagato, ma francamente non mi pento di nulla. Questo ambiente ti trasforma in qualcosa di più del semplice allenatore o del giocatore. Si è parte di un’unica anima. Chi indossa questi colori deve sentirsi parte integrante anche di ciò che lo circonda. Non è assolutamente un impiego comune, anzi. È l’esperienza più bella che possa capitare.
Sono molto felice che dopo di me, come abbiamo potuto vedere, il Napoli sia rimasto un club di altissimo livello. Ormai i confini nazionali presto potrebbero stare stretti. Ciò a cui abbiamo assistito con Spalletti e con Conte lo confermano. Ma la storia del club di certo non si può ridurre solo agli ultimi anni. Malfitano ha ripercorso oltre un secolo di gloria e passione, tenendo viva una tradizione che non si rievoca mai abbastanza. E l’ha fatto con lucidità e dedizione, che voi percepirete in queste pagine com’è successo a me, aiutandoci a ricordare chi siamo davvero grazie alle nostre origini.
“A Napoli c’è da rappresentare un’entità superiore, che è il popolo“
Dal canto mio, riportare altrove la mia esperienza in azzurro è praticamente impossibile, il paragone non può essere neanche immaginato. Mi hanno chiesto più volte di far giocare le squadre in quel modo, ma c’erano delle caratteristiche così peculiari, dei meccanismi, una sintonia tra le componenti. Era diventata una formazione che scendeva in campo per divertirsi e divertire, che poi di frequente vinceva come se fosse una logica conseguenza. È qualcosa che può funzionare a Napoli, non altrove. Sono rimasto molto legato a quel gruppo. Come dico in questi casi, non siamo andati da nessuna parte ma è stato un viaggio meraviglioso. Un ritorno su questa panchina sarebbe bello, ma come ogni ritorno rischia di essere deludente, per quanto intensa sarebbe l’emozione di ritrovarsi. Ma quei tre anni non li scambierei con nessun trofeo. Se mi chiedono perché sia rimasto così nel cuore dei napoletani, la risposta è semplice: è perché loro sono rimasti nel mio. È sempre stato un rapporto alla pari. Anzi, sono certo di aver ricevuto molto più di quanto sia riuscito a dare”.
Maurizio Sarri