Palladino a Napoli sarebbe una storia da raccontare: il Napoli a un napoletano
Lanciato da Berlusconi, ha fatto benissimo a Monza e a Firenze. Bene a Bergamo ingiustamente sottovalutato dai Percassi. Non è un integralista ed è di Mugnano. Meriterebbe la panchina del Napoli e non sarebbe un salto nel buio

As Roma 18/04/2026 - campionato di calcio serie A / Roma-Atalanta / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Raffaele Palladino
Se vogliamo avere come riferimento Paolo Sorrentino e soprattutto il suo mentore Antonio Capuano, nel cinema (come nella vita) tutto dipende se hai qualcosa da dire. “A tien na cosa ‘a ricere” è la frase che il regista già affermato dice al giovane Sorrentino nel film sulla sua vita “È stata la mano di Dio”. Ecco, la scelta dell’allenatore per De Laurentiis è anche una scelta cinematografica non solo calcistica. È sempre stato così per un signore che è nato tra le pellicole, che ha il mestiere di produttore nel sangue. Un allenatore è anche il racconto che si fa del Napoli.

Con lui a Firenze Moise Kean ha segnato 25 reti
E tra tutti i nomi che stanno circolando in queste ore (s’avanza anche Mancini ingiustamente tenuto fuori dal casting) ce n’è uno che avrebbe una storia raccontare. Ed è quello di Raffaele Palladino napoletano di Napoli. Di Mugnano, alle porte della città. Palladino è giovane (per l’Italia ovviamente): ha 42 anni. Ha fatto molto bene a Firenze dove ha centrato il sesto posto e poi se n’è andato da hidalgo per frasi e rumors che non gli sono piaciuti. L’allora ds Pradé gli fece la guerra tutto l’anno e lui zitto portò a casa i risultati compresa una semifinale di Conference persa solo ai supplementari contro lo Sporting. Con lui in panchina, Moise Kean ha vissuto la stagione più esaltante della sua carriera (insieme a quella al Psg) con 25 reti. Senza di lui, e con Pioli, hanno visto molto da vicino la Serie B.
Palladino fu lanciato da Berlusconi a Monza
Ma non è finita qui. Non dimentichiamo che Palladino fu lanciato a Monza da Silvio Berlusconi uno che di allenatori se ne intendeva eccome. Il suo Monza sembrava avviato al disastro e allora la mitica coppia Berlusconi-Galliani tolse il comando a Stroppa e lo affidò a questo giovanotto napoletano che pronti via sconfisse 1-0 la Juventus di Allegri. Centrò, col Monza, due salvezze di fila. Due salvezze agevoli visto che arrivò undicesimo il primo anno e dodicesimo il secondo.

Quest’anno ha fatto bene a Bergamo anche se i Percassi non lo hanno apprezzato. Ha raccolto una squadra distrutta da Juric e l’ha faticosamente riportata in carreggiata. Sta per chiudere al settimo posto. Ha raggiunto gli ottavi di finale di Champions. Non capiamo cosa volessero da lui i proprietari bergamaschi. L’unico neo è quella frase da integralista giochista dopo i sei gol incassati dal Bayern: “Se tornassi indietro, la rigiocherei allo stesso modo”. Ma non ci sembra affatto un invasato, ostinato difensore delle proprie idee.
“‘A tien na cosa ‘a ricere”
Palladino sarebbe una storia da raccontare. È un allenatore – ripetiamo – non integralista e oggi è difficilissimo trovarli. Ha esperienza e il suo curriculum è positivo. Ha fatto bene ovunque sia andato. Si sta per liberare dall’Atalanta che ha virato su Sarri. La locandina è bella che pronta. Il Napoli a un napoletano. Che peraltro sa fare anche l’allenatore.