Napoli ha già dato del bollito ad Ancelotti, ora si ripete con Allegri l’anticalcio

Perché con Conte quel pragmatismo era "mentalità vincente" e con Allegri diventa "anticalcio"? Il cinismo di Allegri ci serve come il pane, è un allenatore che sa vincere. Non scherziamo

Napoli ha già dato del bollito ad Ancelotti, ora si ripete con Allegri l’anticalcio

Napoli 03/03/2019 - campionato di calcio serie A / Napoli-Juventus / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: Carlo Ancelotti-Massimiliano Allegri

Sembra un enorme, clamoroso déjà-vu. Il clima che si respira oggi a Napoli attorno al nome di Massimiliano Allegri è l’esatta fotocopia di quanto accaduto il 16 luglio 2014 a Vinovo. Quel giorno, il tecnico livornese varcava i cancelli del mondo bianconero accolto da un’ostilità senza precedenti: sputi sul SUV, calci alle portiere, lancio di monete e uova, e quell’hashtag, #NoAllegri, che in poche ore divenne tendenza mondiale su Twitter. Una rivolta di popolo. Il motivo? Sostituiva l’idolo indiscusso Antonio Conte, l’uomo dei tre scudetti consecutivi, dimessosi improvvisamente a ritiro iniziato. La storia, poi, si è incaricata di raccontare come andò a finire: cinque anni di trionfi consecutivi, scudetti, coppe e due finali di Champions League. I fischi trasformati in applausi, i detrattori costretti a nascondersi. Oggi la storia si repete, a latitudini diverse ma con gli stessi identici pregiudizi. Anche a Napoli Allegri arriverebbe per raccogliere l’eredità di Antonio Conte. E anche a Napoli si solleva il muro del pianto dei “puristi del calcio”.

Napoli conte zazzaroni Juventus-Napoli, Conte a Dazn

Allegri non è un esteta ma perché Conte lo era?

Sia chiaro, nessuno vuole spacciare il tecnico toscano per un esteta. Non è un ricercatore della bellezza fine a se stessa, non vi porterà il calcio totale di matrice olandese e non passerà le serate a teorizzare sul possesso palla. Ma guardiamoci in faccia e rispondiamo onestamente: se poi giochiamo il miglior calcio del mondo, collezioniamo complimenti da tutta Europa, ma a maggio torniamo a casa a guardare gli altri festeggiare sul pullman scoperto, saremo davvero felici? Il calcio è uno sport che si declina al verbo “vincere”, il resto sono chiacchiere da bar. E poi, questa improvvisa ossessione per lo “champagne” da dove salta fuori?

Ad Antonio Conte andrà sempre la nostra più profonda e lunga riconoscenza per i trofei portati all’ombra del Vesuvio, ma non ci è sembrato esattamente un discepolo di Guardiola. Anzi. A morsi, pizzichi, grinta feroce e, confessiamolo, un sano e vecchio catenaccio, ci ha trascinati alla vittoria. Allora perché con lui quel pragmatismo era “mentalità vincente” e con Allegri diventa “anticalcio”? Vogliamo avere il palato fino solo a convenienza? La verità è che la piazza preferisce spesso l’illusione del brivido alla certezza della solidità.

Italiano a Napoli sarebbe più di una scommessa

Si fanno i nomi di profili come Vincenzo Italiano. Intendiamoci, un ottimo allenatore, ma a Napoli rappresenterebbe più di una scommessa: sarebbe un salto nel vuoto. Magari la sua proposta offensiva potrebbe anche regalare qualche notte magica o una coppa estemporanea, ma la storia recente delle sue squadre parla chiaro: si sono sempre splendidamente saldate d’inverno per poi sciogliersi inesorabilmente con i primi caldi di primavera, quando i punti pesano il doppio e la tattica speculativa conta più del baricentro alto.

Italiano calcio napoli

Perché, allora, tanta ostinazione e prevenzione contro Allegri? Forse perché a Napoli abbiamo la memoria corta, o forse perché tendiamo a farci condizionare troppo facilmente dai cori spinti da certi media locali che, in passato, hanno già fatto danni incalcolabili. Ce lo siamo dimenticati cosa dicevano di Carlo Ancelotti? Arrivò un signore del calcio mondiale e fu bollato come un “pensionato”, un “bollito” da cacciare via, salvo poi assistere all’esaltazione collettiva per l’arrivo di Gennaro Gattuso. Salvo poi vedere Ancelotti sollevare altre Champions League a Madrid. Vogliamo fare i tifosi integerrimi e competenti solo quando ci fa comodo. E che dire di Maurizio Sarri? L’abbiamo amato perdutamente, quasi come un profeta. Era il comandante in tuta, il rivoluzionario che lottava “contro il palazzo” e contro il potere costituito. Poi, alla prima occasione utile, quel palazzo lo ha occupato, presentandosi in giacca e cravatta sulla panchina dello Stadium per allenare proprio la Juventus. Abbiamo dimenticato anche questo tradimento ideologico in nome del “bel giuoco”?

Mai avrei pensato di volere Allegri a Napoli, ma le cose cambiano

Sia chiaro: mai e poi mai, in passato, avrei pensato di sostenere fortemente la candidatura di Allegri. Se me lo avessero detto qualche anno fa, non ci avrei creduto. Ma il tempo passa, le cose cambiano, il Napoli calcio è cambiato e il modo in cui il calcio si vive a Napoli si è evoluto. Oggi la dimensione di questo club è diversa: l’obiettivo non è più la fiammata passeggera o la carezza all’orgoglio. Ora si vuole restare stabilmente ai vertici. E ai vertici della piramide ci resti solo se chi gestisce il gruppo è uno che su quelle vette ci è nato, ci ha vissuto e sa come respirare quando l’aria si fa rarefatta. Massimiliano Allegri non è simpatico, non ha l’imprinting del tiki-taka e non possiede l’appeal modaiolo del “giochista”. Ma ha una dote che nel calcio moderno vale più di mille lavagne tattiche: sa vincere. Ha bacheche piene di scudetti, ha masticato i campi più prestigiosi della Champions League ed è un gestore magistrale di spogliatoi complessi e prime donne. Prima di erigere barricate preventive a colpi di hashtag e di snobismo tattico, Napoli dovrebbe fare un bagno di realtà. Il cinismo di Allegri potrebbe essere esattamente l’antidoto alla nostra eterna, bellissima, ma a volte perdente, emotività.