Mbappé, l’uomo che rende più fragile tutto ciò che lo circonda (al di là dei meriti tecnici)

"Mbappé finisce per dare l’impressione che il club esista prima di tutto per accompagnare la sua traiettoria personale"

Mbappé, l’uomo che rende più fragile tutto ciò che lo circonda (al di là dei meriti tecnici)

Pre Madrid 22/10/2025 - Champions League / Real Madrid-Juventus / foto Pressinphoto/Image Sport nella foto: Kylian Mbappe

L’Équipe scrive che Kylian Mbappé è indiscutibilmente uno dei migliori giocatori della sua epoca, ma potrebbe finire per diventare il miglior alibi dei suoi allenatori quando, tra anni, spiegheranno perché i loro spogliatoi sono esplosi e perché i trofei più importanti non sono arrivati. Già ai tempi del Paris Saint-Germain, tra il 2017 e il 2024, tutto ruotava attorno a lui: polemiche, strategie comunicative, stati d’animo e perfino silenzi. A Madrid, in un contesto dove il peso dell’ambiente e della dirigenza è paragonabile, la storia si starebbe ripetendo.

Nell’ultima gara in casa al Bernabeu la stella francese ha ricevuto fischi su fischi. E s’è fatto una risata, una risata nervosa ovviamente. Avrà segnato anche 90 gol in due stagioni ma il Real Madrid ha smesso di vincere e senza di lui, il Psg invece è diventato una corazzata.

Mbappé

Mbappé e il suo ego: nessuno vuole sacrificarsi per lui a Madrid (L’Equipe)

L’Equipe lo descrive così:

“Dichiarazioni guidate dall’ego, frecciate all’allenatore lanciate attraverso i media, compagni rimessi al loro posto: e ancora una volta Mbappé si colloca al di sopra del blasone. L’aspetto più affascinante, nel capitano dei Bleus, non è più nemmeno il suo gioco. Il giocatore di 27 anni resta un fenomeno, ma ciò che oggi colpisce è la sua capacità di rendere più fragile tutto ciò che lo circonda. Al Real sono bastati pochi mesi per ritrovare gli stessi sintomi. Mbappé finisce per dare l’impressione che il club esista prima di tutto per accompagnare la sua traiettoria personale.

Nessun giocatore, però, ha voglia di sacrificarsi per un altro che sembra considerare i compagni come semplici accessori della propria leggenda. Dovrà trasformarsi, perché la Champions League e il Pallone d’Oro — le sue due ossessioni ancora irrealizzate — oggi premiano un’altra idea di calcio”.

Allo stesso tempo, però, il giornale sottolinea come il fuoriclasse francese sia anche una figura capace di farsi ascoltare fuori dal campo. La sua recente presa di posizione contro l’estrema destra viene definita forte e coraggiosa: non una battaglia contro una parte dei francesi, ma contro un’ideologia che prospera su paure, fratture e rifiuto. In un calcio spesso popolato da giocatori attenti a non esporsi, questa scelta merita rispetto.