Marianucci anche a Torino è stato una comparsa

Dopo l'exploit per la prima partita in granata (col solito codazzo di accuse a Conte), è via via finito nel dimenticatoio. Ora tornerà alla base

Marianucci anche a Torino è stato una comparsa

Db Milano 28/09/2025 - campionato di calcio serie A / Milan-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luca Marianucci

Duro, sporco e faticoso il lavoro che attende Giovanni Manna nella prossima e ormai vicinissima sessione estiva di mercato. E i motivi sono tanti: a furia di concentrarsi sui nomi in entrata per concedersi quei dieci minuti di dopamina, ci si dimentica che il vero divertimento quest’anno sarà nelle uscite.

Come li piazziamo tutti gli esuberi pronti a tornare alla base? Alcuni ce li trasciniamo dietro dalla disgraziata annata post-terzo scudetto.

Prendete Cajuste: sì, il suo Ipswich è stato promosso, ma per far scattare l’obbligo avrebbe dovuto raggiungere il 50% dei minuti giocati, cosa che ovviamente non è successa. E il desaparecido Lindstrom? E Lang, che nemmeno al Gala è riuscito ad adattarsi? Senza dimenticare Lucca.

E mica scemo Manna, che è tentato dalla Roma. Scherzi a parte, non vorremmo essere nei suoi panni. Anche perché, nel marasma di attaccanti di ritorno sulla via di Neapolis, fa capolino pure Luca Marianucci, di rientro dal Torino.

Esubero più, esubero meno: che ne sarà di Marianucci?

Livornese, classe 2004, è stato a tutti gli effetti il primo acquisto della scorsa scoppiettante campagna acquisti del Napoli. Lo si sapeva già da tempo: quel Napoli-Empoli 3-0 del 14 aprile Luca Marianucci lo giocò praticamente da calciatore azzurro.

E poi, qui a Napoli? Da segnalare la prestazione nella sconfitta contro il Milan a San Siro e, come nota positiva, l’assist per Di Lorenzo nel 2-2 finale nella sfida contro il Verona. Nel mezzo? Praticamente nulla. Ricapitolando: in ventidue giornate, una da titolare (a Milano) e una da subentrato contro il Verona. E basta.

Per questo motivo si è tirata fuori la classica panacea italiana per gli acquisti non proprio riusciti: il prestito.

Al Torino più o meno come al Napoli

Arrivato al Torino dopo un lungo corteggiamento della Cremonese, Marianucci parte anche bene, giocando tutto il match contro il Lecce e partendo titolare prima contro l’Inter in Coppa Italia e poi nelle successive gare contro Fiorentina e Bologna, chiuse con un pareggio e una sconfitta. Tanto bastò per far alzare, dalle nostre parti, un coro di sdegnoso rimpianto: “Vedi che era buono e Conte non lo faceva giocare?”.

Spoiler: In Genoa-Torino, ultima partita di Baroni, aveva già perso il posto. Poi è subentrato D’Aversa. E le cose sono andate pure peggio: al 18 marzo aveva disputato 5 minuti in 4 partite, poi il buio. Panchina fissa, rabbia del Napoli e ora, ovviamente, il suo ritorno qui. Cosa è successo davvero? Non è dato saperlo. A Torino su tredici partite ne ha giocate quattro da titolare, è subentrato quattro volte ed è rimasto in panchina cinque.

Sta di fatto che Baldini, in riferimento all’Under 21, aveva lasciato intendere qualcosa di poco convincente sul piano disciplinare: “Come ho già detto al ragazzo, che con noi ha giocato quattro partite da titolare, è partito benissimo ma poi le sue prestazioni sono calate. Nell’ultima gara, inoltre, ha preso un’ammonizione al 45’ del primo tempo che non mi è piaciuta, così come non mi è piaciuto, in quell’occasione, il suo atteggiamento.”

Se non convinci Baldini, speri di riuscirci con Conte? Fitto mistero.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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