Kvaratskhelia elogiato per i recuperi difensivi (a Napoli i tifosotti criticavano Conte perché lo snaturava)
Il Napoli lo ha svenduto per 75 milioni. È terzo per palloni recuperati in Champions. Ah caro vecchio Kolarov, quando ti faranno senatore a vita?
Paris Saint-Germain's Georgian forward #07 Khvicha Kvaratskhelia celebrates after scoring his team fourth goal during the UEFA Champions League semi-final first leg football match between Paris Saint-Germain (PSG) and Bayern Munich at the Parc des Princes in Paris on April 28, 2026. (Photo by ALAIN JOCARD / AFP)
Un domani, nei dizionari calcistici mondiali, alla voce “migliori acquisti di gennaio”, al primo posto dovrà per forza figurare Khvicha Kvaratskhelia. Un calciatore diventato totale, che sta vivendo una stagione a dir poco brillante, sia dal punto di vista dei numeri sia sotto l’aspetto delle prestazioni.
Perché Khvicha non è soltanto fulgore offensivo con quei suoi dribbling fulminanti, ma anche concretezza difensiva: un aspetto nel quale è migliorato tantissimo e che, ovviamente, gli era già stato inculcato da Antonio Conte nei cinque mesi vissuti insieme a Napoli. Ad oggi, i 75 milioni spesi per lui sembrano davvero pochi.
As ne traccia un ritratto fantastico, basato sui numeri messi insieme nella massima competizione europea.
I numeri di Kvaratskhelia
As ci ricorda che Kvara è l’unico giocatore nella storia della Champions League ad aver preso parte a un gol in sette partite consecutive della fase a eliminazione diretta.
Poi il passaggio sulla fase difensiva:
“Il georgiano incarna perfettamente lo stile di gioco del tecnico asturiano, che lo apprezza non soltanto per ciò che produce offensivamente, ma anche per il lavoro senza pallone. Le statistiche continuano a esaltarlo: è infatti il terzo attaccante con più palloni recuperati (27,6) in tutta la Champions League, dietro soltanto a Barcola e Hauge.
Una macchina capace di correre, competere e fare la differenza nella metà campo avversaria, che senza dubbio ha cambiato la storia del Psg un anno e mezzo fa, quando accettò l’offerta dei campioni d’Europa in carica nel pieno della scorsa stagione.”
La chiosa:
Non esiste un solo giocatore che quest’anno si avvicini a lui per determinazione. Luis Enrique ha trovato il suo personale galattico proprio quando sembrava che l’era dei galacticos fosse tramontata con l’addio di Kylian Mbappé. “Kvaradona” sta scrivendo la storia a Parigi.
Conte lo aveva capito
Il “dinosauro”, come spesso viene etichettato Conte, semplificando il suo lavoro a livelli di trivialità e banalità quasi estremi, aveva invece già compreso da tempo la necessità di instillare la totalità tattica in un calciatore.
Oggi anche un campione offensivo di questo livello deve correre, sacrificarsi e difendere se vuole portare a casa i trofei, e la masterclass di Luis Enrique di ieri ne è stata la dimostrazione: contropiede, gestione dei momenti della partita e finale di Champions conquistata.
Lo stesso tecnico asturiano, in un video diventato celebre, rimproverava Mbappé dicendogli: “Il tuo idolo è Jordan, ma non vedi che difendeva come un dannato?”. E allora viene da chiedersi: è un dinosauro anche lui?