L’eredità di Guardiola non è solo genialità, è anche il lato oscuro del calcio: politica, frodi, propaganda
Il Guardian analizza l'impatto culturale del Guardiolismo, al di là del "clamore devozionale, ossequioso e di una monotonia quasi religiosa"

Manchester City's Spanish head coach Pep Guardiola speaks during a press conference at the Camping World Stadium in Orlando on June 25, 2025 on the eve of the Club World Cup 2025 football match between Italy's Juventus and England's Manchester City. (Photo by PATRICIA DE MELO MOREIRA / AFP)
Se vi state chiedendo cosa farà l’anno prossimo Pep Guardiola, ve lo dice Barney Ronay sul Guardian: trascorrerà l’ultimo anno di contratto con il Manchester City a esplorare gli atelier gastronomici d’avanguardia della penisola iberica, a discutere di architettura spaziale con un campione sloveno di Cluedo sorseggiando martini al colibrì e, in generale, a ricaricare le energie dopo un decennio di incessante dedizione alla vittoria”.
Per cui è arrivato il momento di andare oltre, e di analizzare per bene, a fondo, “l’impatto culturale del Guardiolismo”. Che per l’editorialista del Guardian “è intrinsecamente legato anche all’altro lato di questa storia, il cuore oscuro del suo sport“.
La monotonia religiosa del Guardiolismo
Ronay cerca di tirarsi fuori dal “clamore devozionale, ossequioso e di una monotonia quasi religiosa”. Anche perché finora “gli elogi funebri hanno rispecchiato l’enorme importanza sportiva di Guardiola come mente, cuore e volto stalinista dell’intero progetto del City. Giustamente, in termini di medaglie e contenuti”.
E anche lui ammette che “Guardiola non è solo un genio manageriale, ma i suoi metodi possiedono una purezza affascinante e paradossale. I critici potrebbero dipingerlo come un mantenuto, un principe viziato, coccolato da fondi illimitati e talenti di livello geniale; non solo un impostore, ma un impostore spudorato, il peggior tipo di impostore che esista. Ma il City non si è limitato ad aggiungere alla squadra una squadra di psicopatici della vittoria già collaudati. Si tratta di una rara impresa di alchimia e pianificazione astratta, una lezione di coaching moderno d’élite, su come costruire una squadra tra le nuvole”.

Ha vinto tutto, accusato di tutto
Ma, appunto, tutto ciò è anche una “patina che cela il vero significato dell’intera vicenda”. Per esempio: ha contribuito alla “normalizzazione di altre cose”. Per esempio “che possiamo semplicemente convivere con accuse di frode finanziaria di vasta portata”. Che “tutto questo è di proprietà e gestito da un governo, e Guardiola si comporta come un burattino nelle mani di uno stato repressivo semplicemente facendo il suo lavoro”. Ma “il punto più evidente è l’accusa di imbroglio. E sì, ormai tutto questo si perde un po’ nella nebbia. Ma per essere chiari, ogni trofeo vinto da Guardiola è stato conquistato nell’era delle accuse, circa 40 delle quali si riferiscono direttamente al suo decennio. Questo è importante in uno sport in cui la spesa è rigidamente correlata al successo. È importante anche perché, a prescindere da cosa si pensi delle regole, la maggior parte delle altre squadre le rispettava, e perché dalla fine della sua prima stagione il City ha avuto la rosa più preziosa del campionato secondo Transfermarkt, e perché quattro di quei titoli di campionato sono stati vinti con uno scarto di punti minimo”.
“Anche la sottotrama del gioco, legata all’eccessiva elaborazione tattica e all’eliminazione del ruolo del centrocampista difensivo, è offuscata da sotterfugi finanziari. In uno sport in cui tutte le storie si basano sul risultato, l’intera vicenda crolla”.
“Questi fattori non screditano l’eredità di Pep. Sono la sua eredità. Ci parlano del calcio e del mondo, della superiorità di classe e del potere dello spettacolo. Ma questo non è inevitabile. O se succede, non deve essere ignorato, come se non fosse rilevante per il clamore e i colori”.