L’effetto gregge nello sport ha presa facile, basta che si vinca (guardate Sinner nel tennis)
Già avvenne con Valentino Rossi e altri. Il calcio forse paga anche l'effetto saturazione (anche delle banalità). Più in generale si conferma in dismissione l'approccio critico a qualsiasi tema

Dc Roma 15/05/2026 - Internazionali BNL d’Italia / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Jannik Sinner
È stata più volte studiata da diverse angolazioni la “filosofia” del cosiddetto spirito di gregge, vale a dire quel meccanismo inconscio che orienta l’individuo a seguire la massa, ad uniformarsi cioè ai comportamenti del gruppo dominante. Una delle motivazioni più convincenti risiede nel timore che si ha di essere escluso, di rimanere in disparte, scollegato dal mood dominante. Accade non solo tra gli uomini ma più ancora nel mondo animale da cui trae del resto la storica definizione.
Oggi Sinner e il tennis, ieri Valentino Rossi e le moto
Nell’universo sportivo lo spirito di gregge ha presa facile. Basterà osservare quello che sta accadendo nel settore del tennis che grazie ai recenti successi di numerosi atleti nostrani catalizza l’attenzione e la passione di un pubblico sempre più vasto. Ma la stessa cosa avveniva, giusto per ricordare qualche storico esempio, quando la Ferrari vinceva titoli a ripetizione o quando grazie a Valentino Rossi il motociclismo era diventato quasi uno sport nazionale.

È al momento in declino il calcio perché la nazionale fa piangere in tutti i sensi e i club offrono spettacoli penosi; allora il rifugio in settori ben più remunerativi dal punto di vista del tifo appare più che altro una scelta logica e soprattutto necessaria. Questo anche perché bisogna stare dalla parte del vincitore per non rimanere indietro rispetto a tutti gli altri. In questo contesto si pensi solo al numero di tifosi di cui godono le squadre del Nord da parte dei cittadini del Sud, in virtù del fatto che le rappresentative locali non vincono mai un tubo. Si tratta di uno schema collaudato e continuamente riproponibile. Negli ultimi trent’anni, per allargare un po’ l’orizzonte della discussione, gli italiani sono stati di volta in volta berlusconiani, renziani, salviniani, grillini e ora meloniani in ossequio a quanto accennato in precedenza.
Il calcio paga l’effetto saturazione anche delle banalità
Nel caso del calcio si può anche pensare ad un effetto saturazione derivante dalla straripante attenzione che le televisioni locali dedicano ai problemi pallonari e che non possono a lungo andare non stufare con la riproposizione a getto continuo di banali disquisizioni da parte di personaggi che, viene da ritenere, non hanno null’altro da fare se non poltrire negli studi televisivi dalla mattina alla sera.
In una visione più ampia si fa strada una considerazione più amara: sembra cioè sempre più in dismissione l’approccio critico che è il contrario della filosofia che sorregge lo spirito di gregge. Ne parlò a suo tempo anche Friedrich Nietzsche, ma questi sono ora soltanto reperti remoti che il pubblico del web e delle telefonate in diretta sembra aver definitivamente cancellato.