Landaluce, Jódar e l’era dei tennisti secchioni: uno legge filosofia, l’altro fa il college negli Usa

El Paìs racconta la next gen spagnola, con due percorsi diversi ma coincidenti: l'applicazione non solo in campo

Landaluce, Jódar e l’era dei tennisti secchioni: uno legge filosofia, l’altro fa il college negli Usa

Spain's Rafael Jodar returns a ball to Italy's Jannik Sinner during their 2026 ATP Tour Madrid Open tennis tournament quarterfinal singles match at the Caja Magica in Madrid, on April 29, 2026. (Photo by OSCAR DEL POZO / AFP)

Martín Landaluce ha 20 anni. Rafael Jódar 19. Sono i due prossimi (presunti) campioni del tennis spagnolo. Sono già in mezzo a noi. E hanno – tra le altre cose – un minimo comune denominatore che rappresenta forse un tratto inedito di questa nuova generazione: sono secchioni. Hanno un percorso diverso, ma con lo stesso tono d’applicazione non solo sportiva. El Paìs li ha intervistati entrambi prima del Roland Garros, e c’è un link.

Landaluce ha scelto di non passare prestissimo pro. “Vincere gli US Open juniores (nel 2022, ndr) e avere tutti quegli occhi puntati addosso e quell’interesse a quell’età mi ha preparato per quello che è venuto dopo. Ora, ad esempio, sono tra i primi 100 e mi sento molto a mio agio e preparato ad affrontare e gestire tutte queste aspettative. Al contrario, direi di essere incredibilmente grato di aver avuto questa esperienza in così giovane età e di poter capire com’è questa realtà, cosa significa essere un tennista professionista. Tutti volevano che fossi dove sono ora a 16 o 17 anni, ma ovviamente non ci sono molti giocatori che sono tra i primi 150 a 20 anni. La gente vuole sempre di più, quindi penso di aver fatto bene a prendermela con calma ed essere consapevole che ognuno ha il suo percorso. L’ho imparato in fretta e penso di essere pronto per qualsiasi cosa mi riservi il futuro”.

Tennis e filosofia

Per dire, ama leggere di filosofia: “È merito di mio padre. Per anni mi ha parlato di pensatori, perché è sempre stato un buon ascoltatore, e mi ha trasmesso questa conoscenza. Mi diceva che era importante sviluppare il proprio pensiero e avere le proprie opinioni, e questo mi piaceva. Da allora, quando avevo 16 o 17 anni, ho iniziato a leggere quel tipo di autori, e continuo a farlo. Procedo con calma, gradualmente, ma ogni volta vado più a fondo. Ora leggo di tutto, perché non voglio limitarmi solo alla filosofia, ma trovo incredibile vedere come pensatori di 2000 anni fa anticipassero già molte delle cose e dei comportamenti che accadono oggi. È sorprendente”.

Sinner

Meglio il college

Anche Jódar ha vinto gli Us Open juniores, nel 2024. Ma ha optato per un percorso ancora piuttosto anticonvenzionale: è andato al college in America: “Avevo due opzioni subito dopo la mia carriera juniores: diventare professionista o andare all’università, e alla fine ho scelto l’università perché penso che la Virginia  sia un ottimo posto per crescere come tennista”.

El Paìs scrive che questo lo ha cambiato radicalmente, è “più maturo sia dentro che fuori dal campo” perché, pur essendo già un giovane “responsabile”, è tornato in Spagna ancora “più determinato e indipendente”. Appena un anno fa affinava le sue abilità tra gli studenti universitari, e ora, con una scalata senza precedenti, aspira a entrare nella top 20 del circuito (attualmente è 29°) dopo appena mezza stagione nell’élite. “Un anno fa, in questo stesso periodo, giocavo nei Challenger negli Stati Uniti e guardavo il Roland Garros in tv. Era un capitolo completamente diverso della mia vita. Quel periodo mi ha aiutato molto a crescere come persona e anche a diventare un giocatore migliore. Quei mesi sono stati una parte importante del processo. Vivere da solo mi ha aiutato a fare le cose in autonomia. Era una cultura nuova e un nuovo stile di vita. Il modo in cui ho affrontato quei mesi mi è stato incredibilmente utile”.