Inchiesta arbitri, Butti e Pinzani tre ore in Procura: dopo tocca a Schenone dell’Inter
Butti (Lega Serie A) e Pinzani (ex coordinatore AIA-club, oggi alla Lazio) ascoltati per oltre tre ore dal pm Ascione come testimoni. Prossimo sarà Schenone, referee manager dell'Inter.

Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Andrea Butti
L’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale è entrata nella fase delle audizioni a tappeto, e ogni giorno che passa il quadro si allarga. Ieri sono stati ascoltati come testimoni Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A, e Riccardo Pinzani, ex arbitro e attuale club referee manager della Lazio. Entrambi sono rimasti negli uffici della Procura per oltre tre ore, davanti al pm Maurizio Ascione. Nessuno dei due è indagato, ma le loro testimonianze servono a ricostruire i contatti tra club e vertici arbitrali che sono al centro dell’inchiesta per concorso in frode sportiva.
Inchiesta arbitri: i cinque indagati e le accuse
I numeri dell’inchiesta parlano chiaro: cinque indagati, tutti appartenenti al mondo arbitrale. L’ex designatore Gianluca Rocchi, che quando è stato interrogato ha scelto di restare in silenzio. L’ex supervisore Var Andrea Gervasoni, che in quattro ore di interrogatorio ha negato le accuse. I due assistenti Var Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. E Daniele Paterna, accusato di falsa testimonianza. Le ipotesi di reato sono pesanti: frode sportiva, con designazioni di arbitri pilotate su richiesta di dirigenti di club.
Tutto è partito dal video di Udinese-Parma del 1° marzo 2025, quando Rocchi fu ripreso mentre bussava ripetutamente al vetro della sala VAR per attirare l’attenzione degli operatori e orientare le decisioni. Le cosiddette «bussate»: segnali dalla sala VAR per modificare le decisioni prese dagli arbitri in campo. Da quel video è partita un’indagine che ha portato a intercettazioni esplosive nell’aprile 2025, poi interrotte dallo stop del gip la scorsa estate.

Butti e Pinzani: cosa cercano i magistrati
L’audizione di Butti è durata oltre tre ore. Il responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega è una figura chiave nei contatti organizzativi tra club e struttura arbitrale: i magistrati vogliono capire se, oltre alle comunicazioni di routine, ci siano state conversazioni che avvalorino le ipotesi di pressioni esterne sulla scelta degli arbitri. In particolare, se ci fossero arbitri «graditi» o «sgraditi» a determinati club e se queste preferenze influenzassero le designazioni.
Pinzani, dal canto suo, è un profilo ancora più delicato. Ex direttore di gara, fino alla scorsa stagione era il coordinatore dei rapporti tra l’AIA e le società di calcio per conto della FIGC. Da questa stagione è passato alla Lazio come club referee manager. Era, in sostanza, l’uomo-cerniera tra il mondo arbitrale e i club. Se qualcuno faceva pressioni, passava da lì.

Schenone e l’Inter: il nome che pesa di più
Il prossimo a sedersi davanti al pm sarà Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. Ed è qui che l’inchiesta assume un peso specifico diverso. Nelle intercettazioni dell’aprile 2025, Rocchi parlava con Gervasoni facendo riferimento a un certo «Giorgio», in relazione a pressioni sulle designazioni di arbitri «graditi» o meno all’Inter.
Secondo le ricostruzioni, Andrea Colombo sarebbe stato designato per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 in quanto arbitro «gradito» ai nerazzurri, mentre Daniele Doveri sarebbe stato spostato dalle partite dell’Inter perché considerato «sgradito». Se confermato, sarebbe la prova che le designazioni non erano casuali ma rispondevano alle preferenze dei club — o almeno di un club in particolare.