Il disastro Bari, le istituzioni contro De Laurentiis: “È un traditore, non siamo la succursale di Napoli”
La retrocessione in Serie C. Il sindaco e il governatore uniti contro la famiglia De Laurentiis: "Deve vendere, non avrà più lo stadio". Il clima in città è incandescente

Latina 03/04/2022 - campionato calcio serie C / Latina-Bari / foto Image Sport nella foto: Luigi De Laurentiis-Antonio Decaro
Oggi a Napoli De Laurentiis è quasi un eroe, presto sarà insignito della cittadinanza onoraria. A Bari invece i De Laurentiis non possono essere nemmeno nominati. Sono stati un autentico disastro per la squadra e la città. Paragonabili all’invasione di cavallette. Tre anni fa hanno accarezzato il sogno di tornare in Serie A. Fino a un minuto dalla fine il Bari era promosso, poi il gol di Pavoletti ha invertito il senso della storia: Cagliari in Serie A (Ranieri allenatore) e Bari ancora in B. Da quel momento, il declino è stato inesorabile. Dall’altra sera la squadra è in Serie C. E la città si sente ostaggio della famiglia De Laurentiis che al momento di vendere non vuole saperne. Diciamo che a Bari i De Laurentiis sono come Lotito con la Lazio e Cairo col Torino. Il figlio Luigi è quello più esposto. È da mesi oggetto di contestazione. E adesso non sarà meglio.
Il sindaco vuole che i De Laurentiis vendano il Bari
Oggi è un fuoco incrociato istituzionale contro la famiglia De Laurentiis. Lì il referente è Luigi ma è chiaro che il bersaglio grosso si chiama Aurelio.

Anche le istituzioni sono contro i De Laurentiis. Non solo la Serie C ma anche l’affronto di essere considerati una succursale di Napoli.
Il Corriere del Mezzogiorno intervista il sindaco Vito Leccese che si scaglia contro Adl.
“Bari, come città ma anche come tifoseria, non meritava di essere trattata in questo modo. Oggi siamo in serie C senza che ci sia stata la possibilità di un confronto sulle prospettive della società, nonostante le mie richieste. (…) Ho scritto al presidente De Laurentiis chiedendo un incontro urgente. In attesa di risposte non firmerò la loro richiesta di conferma della disponibilità dello stadio San Nicola per l’iscrizione al campionato. (…) Non è possibile che Bari sia considerata un accessorio per la famiglia De Laurentiis. Deve fare una scelta e subito. Non ci sono più tempi supplementari”.
L’altro uomo forte delle istituzioni è Antonio Decaro oggi presidente della Regione Puglia. È stato a lungo sindaco di Bari ed è stato lui ad aver consegnato il titolo sportivo nelle mani di De Laurentiis nell’estate del 2018. Ed è quel che i tifosi gli rinfacciano. Lo considerano corresponsabile del fallimento. Lui prova a difendersi nell’intervista a Repubblica. Ricorda che all’epoca erano due le offerte serie arrivate: una di Lotito e l’altra di De Laurentiis. Lui scelse De Laurentiis e ricorda che la stragrande maggioranza della tifoseria ne era contenta.
L’ex sindaco Decaro (oggi governatore): “L’ho mandato a quel paese”
Repubblica gli chiede: quando consegnò il Bari nelle mani di Aurelio De Laurentiis, lui accennò al fatto che sarebbe stata la squadra B del Napoli?
“Assolutamente no. E quando lo ha dichiarato, due anni fa, l’ho pubblicamente mandato a quel paese. È stato quello il momento che secondo me ha segnato un punto di non ritorno. In cui si è definitivamente rotto il rapporto con i tifosi e con la città”.

Gc Piacenza 09/05/2009 – campionato di calcio serie B / Piacenza-Bari / foto Giuseppe Celeste
nella foto: Conte
E ancora:
“Mi sento tradito. Come tifoso, innanzitutto. Sono deluso, amareggiato, e rammaricato come ex sindaco che purtroppo si è ritrovato a dover fare quella scelta. (…) Sono due anni che provo a convincere Luigi De Laurentiis a vendere. Ho anche cercato in tutti i modi investitori. Lui mi dice sempre la stessa cosa, che le trattative vanno avanti. Ma non si arriva mai alla fine. Purtroppo io non ho alcun potere per sottrarre un bene a una azienda privata”.
Infine definisce una fake news quella degli Hartono che volevano comprare il Bari.
“Quella degli Hartono è una fake news. Primo, la loro mail arriva fuori tempo massimo. Ma con la commissione la accettiamo lo stesso, anche a rischio di imbatterci in ricorsi. Secondo, nella mail scrivono a chiare lettere che non possono fornire i tre documenti, tra cui il business plan e il piano triennale delle attività, necessari per partecipare al bando, richiesti non da noi ma dalla Federcalcio per l’iscrizione. E chiedono all’amministrazione di avere più tempo. Io a quel punto avrei dovuto sospendere l’assegnazione del titolo, a rischio di far decadere le altre proposte, e dire ai tifosi di aspettare qualche altro giorno, senza alcuna garanzia. Quando mancavano soltanto cinque giorni alla scadenza per l’iscrizione al campionato di serie D”.