Il Catanzaro di Aquilani vale quanto Lucca (40 milioni): li ha condotti alle porte della Serie A

È uno degli allenatori emergenti (Adl lo stai seguendo?): il portiere partecipa al gioco, doppio play, pressing alto. Si giocherà la Serie A contro il Monza

Il Catanzaro di Aquilani vale quanto Lucca (40 milioni): li ha condotti alle porte della Serie A

Db Reggio Emilia 15/08/2025 - Coppa Italia / Sassuolo-Catanzaro / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Alberto Aquilani

43 anni. Tanti sono gli anni di assenza del Catanzaro dalla massima serie nazionale. Un numero enorme che, sommato alle sole sette partecipazioni della compagine calabrese — l’ultima proprio nell’82-83 — rende bene l’idea della profonda spaccatura e del deserto, di cui Napoli è una delle poche cattedrali ancora funzionanti, che è il Sud Italia calcistico.

Adesso, dopo anni passati a vedere fare l’ascensore a Venezia, Monza, Empoli e Frosinone, ecco affacciarsi prepotentemente la banda Aquilani e il suo rock and roll made in Italy. Ce n’è per tutti i gusti: bel gioco, risultati, italiani in campo, spese contenute e il classico intramontabile calciatore di provincia a guidare tutti. E allora leggiamolo, questo spartito.

Il Catanzaro: un modello sostenibile targato Sud Italia

Come ogni storia che si rispetti, è meglio partire dall’inizio, che in questo caso coincide con il 2017: Floriano Noto, uno dei più grandi imprenditori del Sud Italia, rileva l’85% delle quote del club dalle mani della famiglia Cosentino. Noto, Ad del gruppo AZ, società attiva nel settore della grande distribuzione alimentare, era sempre stato lontano dalle dinamiche sportive. Ricorda qualcuno? Ecco, così come questo qualcuno che conosciamo bene, il buon Floriano trova nel Catanzaro l’humus ideale per mettere in pratica la sua visione. I frutti non sono tardati ad arrivare.

Parliamo di un’ascesa vertiginosa: nel 2022-23 la squadra di Vivarini domina la Serie C, chiudendo a 96 punti e con 106 gol segnati. Nel 2023-24, sempre con Vivarini, i calabresi chiudono al quinto posto in Serie B, venendo eliminati solo ai playoff, in semifinale contro la Cremonese. L’anno successivo arriva Fabio Caserta in panchina e i giallorossi consolidano la categoria, chiudendo sesti e uscendo ancora in semifinale playoff contro lo Spezia. Un anno può essere un caso, tre di fila no. C’è molto più di una buona guida tecnica: c’è visione, struttura e voglia di puntare al colpo grosso. Ora il colpo grosso è a portata di mano.

Dopo essersi sbarazzati con un punteggio complessivo di 3-2 del Palermo, i calabresi affrontano ora il Monza nella finale andata e ritorno che vale l’accesso al paradiso: la Serie A. Il segreto di Noto? Ma è noto a tutti: investimenti mirati, mai il passo più lungo della gamba e grande attenzione a scouting, staff e strutture (a breve verrà costruito un centro sportivo, mentre altrove si è ancora fermi ai meme di De Laurentiis). Ma, passando al campo: chi è al timone? Beh, Alberto Aquilani.

Il sistema Aquilani

Legato ai giallorossi (calabresi) da un biennale che scadrà nel 2027, Aquilani guadagna meno di 500mila euro (tra i 300 e i 450mila) e guida una rosa il cui valore si attesta intorno ai 39 milioni. Quanto Buongiorno, più o meno quanto è stato pagato Lucca. Per dare un’idea delle proporzioni, il valore di Venezia e Monza — avversaria in finale — si attesta rispettivamente a 66,85 milioni e 53,70 milioni.

Capirete quindi che, se non puoi battere Golia scucendo denaro, devi farlo con le idee in campo. E Aquilani sembra avere proprio quel tocco di modernità che porta a risultati concreti.

Il modulo di base è il 3-4-2-1: niente possesso fine a sé stesso, ma fraseggi brevi e combinazioni rapide. Si parte dal basso, con il portiere che ha il compito di avviare l’azione a seconda dei momenti: è previsto sia il semplice scarico sui centrali sia il lancio lungo a cercare l’attaccante.

A centrocampo il Catanzaro ha un doppio play. I due, in fase di non possesso, aggrediscono i mediani avversari per recuperare subito palla. Gli esterni, veloci e tecnici, restano larghi sulla linea per cercare sempre l’uno contro uno e il cross; anche qui i rientri difensivi sono fondamentali. Lo fanno i ragazzi di Luis Enrique, figuriamoci se non lo fanno loro. I trequartisti: la star è indubbiamente Liberali che ha tutte le qualità di un calciatore non esattamente da Serie B, e Iemmello (di cui parleremo a breve) che gioca di sponda, riceve palla e si abbassa a impostare.

La punta è Pittarello, che sa fare sia reparto da solo sia attaccare l’area di rigore. Dunque, pressing alto, terzini che si sovrappongono e palla a terra. Certo, le transizioni difensive le fanno, ma qualcosa devono migliorare, soprattutto se salgono in A. I gol subiti sono pur sempre 51.

Aquilani

Una rosa quasi tutta tricolore e re Pietro

Sapete quanti italiani ha il Catanzaro in rosa? 26. No, non stiamo scherzando.

Portieri (4): Mirko Pigliacelli, Christian Marietta, Edoardo Borrelli, Lorenzo Madia.

Difensori (9): Stefano Scognamillo, Nicolò Brighenti, Tommaso Cassandro, Federico Valietti, Paolo Rizzo, Umberto Morleo, Bruno Verrengia, Fellipe Jack, a cui si aggiunge Matias Antonini (nato in Brasile ma con cittadinanza italiana).

Centrocampisti (6): Jacopo Petriccione, Simone Pontisso, Davide Buglio, Fabio Rispoli, Costantino Favasuli, Patrick Nuamah (italo-ghanese).

Attaccanti/Ali (7): Pietro Iemmello, Federico Di Francesco, Marco D’Alessandro, Filippo Pittarello, Gabriele Alesi, Mattia Liberali e il giovane Demetrio Curcio.

Tra questi c’è ovviamente l’idolo assoluto di Catanzaro, nonché una colonna della Serie B: Pietro Iemmello. Classe ’92, catanzarese doc, ha iniziato a 6 anni nel Catanzaro Lido: era il ’98.

Poi, come spesso accade ai calciatori di categoria, ha girato praticamente tutta l’Italia: da Vercelli a Foggia, passando per Sassuolo e Benevento. Riapproda al Catanzaro nel gennaio 2022 e, in pochi anni, diventa subito un punto di riferimento assoluto. Nel 2022-23 trascina la squadra in Serie B con 28 gol. Quest’anno è già a quota 10 (sua la doppietta nel 3 a 0 dell’andata contro il Palermo). È l’idolo dei giallorossi, tanto che a Roma è stato inaugurato il “Catanzaro Club Pietro Iemmello”.

Dunque, cosa abbiamo: un club meridionale, un patron che ha a cuore le sorti del club, un allenatore giovane e in rampa di lancio, un 34enne del posto pronto a dare la vita e una tifoseria appassionata. Gli ingredienti ci sono tutti: ora dobbiamo solo non far bruciare il tutto.

Domenica 24 maggio ci sarà il primo round contro il Monza di Bianco. Speriamo che questo Sud, se possibile ancora più dimenticato di noi, possa farcela davvero. Sarebbe una bella storia.