Il calcio è diventato uno show procedurale, lo sport è relegato in secondo piano
Per il Times la narrazione del calcio è ormai solo una sequela di procedure, di processi: dal Var ai tribunali. Non parliamo d'altro

Supporters of SSC Napoli during the serie Serie A Enilive match between SSC Napoli and Bologna FC at Stadio Diego Armando Maradona on May 11, 2026 in Naples, Italy (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto) (Photo by Giuseppe Maffia / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Dice Martin Samuel sul Times che i giornalisti hanno sempre avuto un sacco da scrivere, sul calcio. Che mica c’era bisogno della Var per offrire materiale. “Si chiamava calcio. E ci ha servito bene per secoli. Colpi di testa, tiri al volo, gol, parate: uomini con gli scarponi infangati, come diceva uno dei miei vecchi redattori”. Invece ora no, non più. È diventato uno show procedurale. Si è ammalato.
Quello che Samuel definisce il lessico appropriato si è impadronito della sua narrazione: il precedente, l’equivalenza, “tutto il necessario per costruire e sistemarsi in un vicolo cieco conversazionale e intellettuale”.
Non si parla d’altro che di procedure
“A parte Sir Keir Starmer – scrive l’editorialista del Times – nessuno apprezza le procedure più di coloro che gravitano attorno al calcio moderno. Non si parla d’altro. Procedure legali, procedure contabili. Alan Hudson definì il calcio “il balletto dell’uomo comune”, ma oggi è elitario come la Royal Opera House, ossessionato da interessi borghesi come la regolamentazione e bilanci impeccabili. Ciò in cui Hudson eccelleva, la parte più faticosa e impegnativa, è quasi diventato un’attività secondaria nel calcio”.
“Un processo dopo l’altro, un film che nessuno andrebbe a vedere. Non è difficile capire come i tifosi si allontanino, si disilludano, si sentano emarginati, e decidano di lasciare la decisione a chi pensa che il risultato debba essere deciso tramite uno schermo televisivo a bordo campo o negli uffici di Bird & Bird”.
“L’ambiguità che circonda le sentenze è solo un altro fallimento, un altro argomento di discussione, un altro banchetto per gli organi di controllo. C’è così tanta oscurità procedurale che sembra quasi che i dirigenti della lega vivano per queste cose e per un altro giorno in tribunale”.
Il business opprimente
Non è nemmeno una cosa nuovissima, il business del calcio è sempre stato a suo modo fascinoso. “Ma ora sembra opprimente, con le continue inchieste, grandi e piccole. Non può essere perché il calcio è noioso. Questa è una bella corsa al titolo, una bella lotta per la salvezza, Bournemouth, Brighton & Hove Albion, persino il Brentford, potrebbero finire in Champions League. Eppure, qual è stato l’argomento di discussione delle ultime 48 ore: è questa la decisione più importante della storia del Var? Ci lasciamo tutti coinvolgere. Quindi ignoriamolo. Questa è la tesi. So di essere colpevole quanto chiunque altro. Questa rubrica si occupa regolarmente di Var, fair play finanziario, regole di redditività e sostenibilità, rapporti costi-redditività delle rose, ogni sorta di regolamentazione. Quindi scriviamo solo di calcio. Eppure provate a farlo dopo la partita dell’Arsenal di domenica. Provate a essere indifferenti. È impossibile. Abbiamo reso il processo più importante del calcio stesso“.