Gli amici varisti di Rocchi avevano le Sale Var più vicine al supervisore
Repubblica descrive il sistema Rocchi che poi è il classico sistema italiano delle correnti. E poi gli addetti agli arbitri dei club, l'Inter ha Schenone uno dei guardalinee preferiti da Rocchi

Db Riyadh 22/12/2025 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Bologna / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luigi De Siervo-Gianluca Rocchi
Il sistema Rocchi. Che poi è il classico sistema italiano. Forse mondiale. Se sei nel giro del capo, fai carriera. Altrimenti finisci all’opposizione e puoi solo remare in direzione contraria sperando che prima o poi il sistema cada e salirà un amichetto tuo. Puri non ce ne sono, meglio chiarirlo. Le correnti. L’Italia è una Repubblica fondata sulle correnti. Accade in ogni ambito. Il merito in Italia resta uno sconosciuto. Ci si sceglie per appartenenza, per prossimità. Non esiste che venga promosso uno bravo e non affiliato. Questo principio vale per tutti i campi, quindi non ci meravigliamo che imperasse e imperi anche nel sistema arbitrale italiano.
Oggi Repubblica scrive del sistema Rocchi (Rocchi ieri difeso da Gravina: imperdibile). I match-clou affidati solo ai suoi fedelissimi. Il quotidiano ricorda che con lui hanno fatto carriera i varisti Di Paolo, Marini, Paterna (indagato) che “sono diventati tutti Var internazionali”.
E, secondo alcune testimonianze, persino la distribuzione nelle sale Var a Lissone non era casuale.
Repubblica scrive che
“A Lissone, i “suoi” venivano destinati alle sale 4, 5, e 6: sono quelle proprio alle spalle del tavolone del supervisore. In pratica, quelle più facilmente
raggiungibili. Al contrario, la 1 e la 7, quelle ai lati, toccavano ai Var che non necessitavano di interventi, quelli forse più autonomi, come Mazzoleni, Di Bello o Valeri”.
All’estero e alla Uefa le sale Var non hanno le pareti trasparenti
Repubblica – l’articolo è firmato Ilaria Carra – scrive che si tratta di un’anomalia tutta italiana.
“E che in altri paesi europei e nella stessa Var Uefa per la Champions League le pareti non sono trasparenti. E chi sta fuori, non vede chi è dentro, e quindi non può condizionare e incidere”.
Interessante poi il passaggio sui rapporti che si sono consolidati nel corso degli anni. Lacci che ancora oggi uniscono arbitri e club.
Ad esempio Repubblica cita Giorgio Schenone. Chi è Schenone?
Ecco chi è:
“addetto agli arbitri dell’Inter, si dice fosse uno dei guardalinee preferiti da Rocchi, con cui aveva diviso varie trasferte europee”.
Ce ne sono anche altri, come ad esempio Maggiani “addetto agli arbitri della Juventus, ha cresciuto l’arbitro Massa, a cui lo lega antica amicizia”.