Che tristezza la Premier che si decide con 5 minuti di Var, l’autoritratto del calcio di oggi

Il gol del West Ham contro l'Arsenal che forse deciderà il campionato, per tutta la stampa inglese, è "una decisione giusta ma tremendamente sbagliata"

Che tristezza la Premier che si decide con 5 minuti di Var, l’autoritratto del calcio di oggi

Arsenal's Spanish manager Mikel Arteta gestures during the English Premier League football match between Manchester City and Arsenal at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on April 19, 2026. Darren Staples / AFP

C’è una scena verso la fine di Rocky III in cui un giornalista chiede a Clubber Lang il suo pronostico. Clubber abbassa lo sguardo e dice: “Dolore”. Per il Guardian è la metafora migliore per descrivere il modo in cui la Premier League ha scelto di morire quest’anno. Al 95′ al London Stadium, con titolo e retrocessione entrambi in bilico, con l’Arsenal in vantaggio per 1-0 sul West Ham, la stagione si è ridotta a un arbitro quarantenne davanti a uno schermo, le mani rigide lungo i fianchi, che contava diciassette ripetizioni dello stesso video in due minuti e mezzo. Le generazioni precedenti avevano avuto Agüero, scrive sarcastico Barney Ronay. Questa si ritrova il gol del pareggio del West Ham annullato così, a partita finita e campionato per nulla.

Tutti d’accordo: ma prima dove stavate?

Sul merito tutta la stampa inglese sportiva è concorde convergono in modo scomodo. Per il Guardian, il fallo c’era: il braccio di Pablo sulla gola di Raya, la maglia tirata da Todibo, un 55-45 in favore del fischio. Tecnicamente difendibile. Ma il Telegraph pone la domanda che nessuna ripetizione video risolve: come si stabilisce cosa fosse “chiaro e inequivocabile” in quella mischia, con Trossard e Ødegaard che abbracciavano i difensori come linebacker e Rice che eseguiva qualcosa di simile alla manovra di Heimlich su Mavropanos? La soglia minima per l’intervento del Var è proprio quella – “chiaro e inequivocabile” – e il Telegraph sostiene che quella soglia, in quel caos autoindotto, semplicemente non poteva essere raggiunta. Cinque minuti di revisione non sono la prova di una certezza. Sono la prova del contrario.

È questo il problema anche per Martin Samuel sul Times. Per tutta la stagione, scrive, gli arbitri hanno guardato dall’altra parte sulle palle inattive. Fermate l’immagine di qualsiasi calcio d’angolo del campionato e vedrete falli, forse anche a due cifre. Difensori che trattengono, attaccanti che spingono, marcature che sono in realtà lotta greco-romana. E gli arbitri, settimana dopo settimana, hanno scelto di non vedere. Poi, al 95′, con titolo e salvezza che pendevano dallo stesso filo, hanno deciso di arbitrare. “Buongiorno signori”, scrive il Times. “Piacere di avervi finalmente con noi. Dove diavolo eravate prima?”.

La risposta è scomoda per tutti, Arsenal in testa. Il Telegraph ricorda che il primo gol in campionato dei Gunners, ad agosto all’Old Trafford, era stato preceduto da Saliba che ostacolava il portiere dello United: nessun Var, gol convalidato. A febbraio, con il Fulham, il portiere Leno aveva subito una trattenuta al braccio identica a quella di Raya: gol convalidato. L’incoerenza arbitrale non è un incidente di percorso. È il sistema. E l’Arsenal – lo riconosce anche il Guardian – ha imparato a navigarlo meglio di chiunque altro, trasformando Nicolas Jover da analista dei calci piazzati a qualcosa che somiglia molto a un allenatore degli special team Nfl.

Per il Times i club hanno semplicemente notato che le regole non venivano applicate in determinate zone del campo, e ne hanno approfittato. Non è furbizia. È razionalità. Se l’arbitro non fischia, la trattenuta diventa tattica legittima. Se la tattica diventa legittima, chi non la usa è uno sprovveduto. Alla fine della catena c’è uno sport in cui ogni calcio d’angolo assomiglia a una rissa da pub con il vantaggio dell’anonimato collettivo.

La giusta decisione sbagliata

Il nodo, che tutti stringono da angolazioni diverse, è questo: la decisione di Kavanagh potrebbe essere corretta e al tempo stesso profondamente ingiusta. Corretta perché il fallo c’era. Ingiusta perché veniva sanzionato per la prima volta, nel momento più pesante della stagione, dopo mesi di tolleranza sistematica. Come scrive il Times, citando Orwell: a cinquant’anni ognuno ha la faccia che si merita. Alla trentaseiesima giornata, la Premier League ha avuto il suo epilogo. E se lo merita.

Il West Ham retrocede probabilmente in Championship – dove, con crudele ironia, il Var non esiste. L’Arsenal vincerà probabilmente il suo primo titolo in ventidue anni. E la stagione sarà ricordata non per una rimonta o una prodezza tecnica, ma per un arbitro solo davanti a uno schermo, in uno stadio ammutolito, che cercava certezze dove non ce n’erano. “Dolore”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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