Il boicottaggio del Roland Garros è una farsa, la minaccia un atto di arroganza e avidità

Il Times è durissimo nel commentare la battaglia sindacale sui premi dei tennisti. L'immagine di istituzioni che saccheggiano i propri atleti regge difficilmente all'esame dei numeri

Il boicottaggio del Roland Garros è una farsa, la minaccia un atto di arroganza e avidità

Dc Roma 05/05/2026 - Internazionali BNL d’Italia / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Jasmine Paolini

Venti giocatori di tennis – i più forti – si sono seduti attorno a un tavolo immaginario per decidere che guadagnano troppo poco. Tra loro Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che insieme lo scorso anno hanno incassato circa 73,5 milioni di sterline. La causa è nobile. I portavoce sono particolari, scrive il Times.

Il gruppo – presentato dall’editoriale del giornale inglese come comunque dei privilegiati – ha chiesto ai quattro Slam una quota maggiore dei ricavi. Gli Us Open hanno alzato il montepremi del 20%, arrivando a 90 milioni di dollari. Gli Australian Open hanno risposto con più 16%. Il Roland Garros ha offerto il 9,5%, che secondo i calcoli del gruppo rappresenta il 15% delle entrate del torneo, contro il 22% garantito nei circuiti Atp e Wta. È stata questa cifra, relativamente modesta, a trasformare una trattativa in una crisi.

Boicottaggio Roland Garros: i numeri smontano la protesta

A Roma Aryna Sabalenka, numero uno del mondo e seconda atleta donna più pagata al mondo, ha lanciato il boicottaggio. In molte (Paolini compresa) l’hanno seguita. Coco Gauff ha provato a riposizionare il tiro. Il boicottaggio, ha spiegato, servirebbe a chi sta fuori dalla top 100, alle giocatrici che faticano sul circuito. È la versione più credibile dell’argomento, per il Times.

Il Roland Garros ha risposto ricordando di essere un’organizzazione senza scopo di lucro che ha investito 400 milioni di euro nelle infrastrutture. Wimbledon – che ha raddoppiato il montepremi nell’ultimo decennio e destina il 90% dei profitti alla LTA (la Federtennis inglese), pari a 48 milioni di sterline l’anno scorso – sta per spendere altri 200 milioni per la sua espansione. Si può chiedere più trasparenza? Certamente, si domanda e si risponde il Times. Ma l’immagine di istituzioni che saccheggiano i propri atleti regge difficilmente all’esame dei numeri.

Guardate il golf

Il Times evoca il precedente del golf. Quando il Liv ha inondato il mercato, il Pga Tour ha ceduto. I major hanno tenuto. Oggi quello sport affronta una resa dei conti finanziaria che il tennis, per ora, si è risparmiato. I montepremi crescono, le sponsorizzazioni prosperano, gli ascolti salgono. L’addio di Federer e Nadal che avrebbe dovuto affossare gli indici d’interesse non si è mai materializzata. Mettere a rischio questo equilibrio per un punto percentuale in più sui ricavi di Roland Garros sarebbe, nella migliore delle ipotesi, un errore di valutazione. Nella peggiore, un autogol da manuale. Il Times è netto, sul punto. La bolla come una farsa: tra qualche settimana Parigi inizierà, i giocatori scenderanno in campo, e questa storia finirà dove finiscono tutte le rivoluzioni ben remunerate: in un comunicato stampa.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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