Tennis, chi avrà il coraggio di rinunciare a Wimbledon?
I tennisti hanno lauti contratto con gli sponsor, non giocare gli Slam li condannerebbe a pagare penali, e poi il pubblico non capirebbe. La Swiatek frena

Coco Gauff of the US serves during a practice session in Melbourne on January 16, 2026, ahead of the Australian Open tennis tournament starting on January 18. (Photo by William WEST / AFP)
I tennisti, anzi le tenniste, provano ad alzare la voce. Ma al fondo nessuno crede al boicottaggio. Nessuno crede alla protesta estrema dei ricchi. Che poi, al momento decisivo, si tirano indietro. Perché al fondo il nodo è anche questo: sì le rivendicazioni possono essere anche giuste ma è dura riuscire a ottenere il consenso del pubblico. E i tennisti rischiano l’impopolarità, oltre ad aver problemi con gli sponsor. Tutti hanno ricchi contratti con sponsor e devono onorarli, altrimenti rischiano di pagare penali. I tennisti (compreso Sinner ovviamente) alzano la voce ma è tutto da stabilire quali armi abbiano e quali siano in grado di utilizzare in questa battaglia.
Si lamentano che i quattro tornei dello Slam redistribuiscano ai giocatori neanche il 15% degli introiti, al contrario del 22% redistribuito dai tornei Atp e Wta (circuito femminile).
Il tennis e le barricate non vanno d’accordo
Non a caso, come scrive il Corsera,
Iga Swiatek, stella polacca del tennis femminile, vede il boicottaggio come «una situazione un po’ estrema», però è d’accordo con la richiesta del sindacato: allineare la quota giocatori per tutti i tornei al 22%, come già succede nel circuito Atp mentre gli Slam si limitano al 13-15%.
Il Corriere della Sera non crede alla protesta:
Gli Slam non vogliono cedere i loro privilegi, faranno finta di accontentare i giocatori, ma mai abbastanza. Fino a quando la pazienza finirà e scatterà il boicottaggio. Ma quale top player avrà per primo il coraggio di dire che rinuncia a Wimbledon?
I tennisti si lamentano anche per lo scarso welfare:
Il tema vero, più profondo, riguarda il welfare. Gli Slam, a differenza dei circuiti Atp e Wta, non contribuiscono a fondi pensione, non garantiscono un sistema sanitario strutturato, né offrono tutele adeguate su maternità e sostegno economico per i giocatori fuori dall’élite.
Un precedente c’è: Wimbledon 1973. Si tornerà a una clamorosa protesta?