Ibrahimovic il Jep Gambardella del Milan: vuole il potere di farlo fallire

C'è un uomo solo alla guida e non è chiaro se abbia la patente. Lungo la schiena dei milanisti corre un brivido rossonero. Al momento il Milan non esiste

Ibrahimovic il Jep Gambardella del Milan: vuole il potere di farlo fallire

Db Riad (Arabia Saudita) 06/01/2025 - finale Supercoppa Italiana / Inter-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Zlatan Ibrahimovic

Lui non voleva il potere di partecipare alle società, lui voleva il potere di farle fallire: ecco, più o meno, Zlatan “Jep” Ibrahimovic così deve aver pensato quando ha accettato di ricoprire un ruolo dirigenziale in RedBird senza la benché minima formazione. E oggi più che mai lungo la schiena dei milanisti corre un brivido rossonero. A oggi 29 maggio, il Milan di fatto non c’è. Non ha allenatore. Non ha amministratore delegato. Non ha direttore sportivo. Non ha responsabile scouting. Sono stati tutti fatti fuori dalla sera alla mattina da Jep Zlatan Gambardella. Che ha cominciato a girare l’Europa alla ricerca delle radici rossonere del Milan che verrà.

Milan, si prospetta un’estate infernale

Ibrahimovic, Milan

Ibra – foto Cristiano Mazzi/Image Sport

Mettiamo in fila un po’ di fatti. Dopo la brutta scena della mancata esultanza al gol di Saelemaekers che sembrava poter spianare la strada al Milan per la qualificazione in Champions, e la caduta dei rossoneri che evidentemente deve averlo fatto godere non poco, è successo tutto molto in fretta: Cardinale ha fatto piazza pulita e ora c’è da ricostruire. L’uomo a cui il numero uno rossonero ha deciso di affidare tutto? Appunto, lo svedese. Che evidentemente già da qualche settimana si sentiva investito della missione. Altrimenti non sarebbe quasi venuto alle mani in un ristorante con Massimiliano Allegri né avrebbe cominciato a chiamare i calciatori (ad esempio Leao e Fofana) per dare loro chissà quali indicazioni. È stato tutto messo nero su bianco dal Corriere della Sera.

Non solo. Alla vigilia di Genoa-Milan match decisivo per la qualificazione Champions, Ibrahimovic ha trascinato lo stato maggiore del Milan in missione per portare a Milanello Andoni Iraola il basco nuova stella del calcio internazionale. L’uomo che ha portato il Bournemouth al sesto posto. Nel calcio le voci girano e qualcosa deve essere arrivato anche alle orecchie del tecnico spagnolo che ha gentilmente rifiutato l’offerta del Milan proprio a causa della poca chiarezza societaria. E le ultime voci di mercato lo danno verso il Leverkusen non proprio il Barcellona.

E quindi che si fa? Bella domanda. Secondo la Gazzetta, quel che rimane della dirigenza rossonera avrebbe sondato Rangnick oggi ct dell’Austria come direttore tecnico del progetto e Jaissle come allenatore. Jaissle è un enfant prodige della panchina: ha 28 anni, ha guidato il Salisburgo e adesso sta svernando in Arabia Saudita. Un’altra anima invece vorrebbe Ramon Planes come capo dell’area sportiva e Pochettino allenatore. Insomma, l’apoteosi delle idee chiare.

Ibrahimovic, improvvisarsi dirigente

Praticamente Ibra ha letteralmente raso al suolo una dirigenza, cacciato un allenatore che tra un sorriso e un pizzico sulla guancia stava portando questa armata Brancaleone in Champions e adesso, non pago, vuole affidare il Milan a mani che, ecco, non sembrano emanare tutta questa sicurezza.

Ibrahimovic Milan Braida Furlani

Ibra e Furlani – foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Ora la domanda è: Ibrahimovic è realmente convinto di poter fare il dirigente? Qualunque sia la risposta, non ha importanza. La nostra impressione, e non solo la nostra, è che Zlatan era tanto forte da calciatore quanto inesperto e dannoso da dirigente.

Parliamo di un uomo passato dal campo alla cabina di regia senza la benché minima gavetta, con un ruolo di “super consulente” (ma che significa?) che non ha fatto altro che creare confusione nella catena di comando. Mancanza di chiarezza che ha generato un vuoto istituzionale: volete che lo spogliatoio non lo abbia percepito? La differenza col binomio Maldini-Massara si è sentita tutta. Non parliamo di quella con Marotta.

Ad aggravare il tutto, la sua assenza fisica durante i momenti di crisi: è l’emblema di “armiamoci e partite”. L’ultima chicca a maggio 2026, in concomitanza con il terremoto che ha colpito la società. Lui stava già pianificando un viaggio di un mese negli Stati Uniti da dove gestirà tutto e farà il commentatore dei Mondiali per Fox.

Poveri milanisti.