Davide Ancelotti: “I rigori non sono una lotteria, vanno allenati”
Alla Gazzetta: "L’ossessione mi è rimasta dalla sconfitta di papà a Istanbul con il Liverpool. Con sei cambi, oggi è probabile che vada a calciare chi specialista non è"

Real Madrid's Italian coach Carlo Ancelotti (L) and Real Madrid's Italian assistant coach Davide Ancelotti at the Wanda Metropolitano stadium in Madrid on May 8, 2022. (Photo by GABRIEL BOUYS / AFP)
Il figlio di Carlo Ancelotti, Davide, è stato ospite al podcast della Gazzetta dello Sport, prima di seguire suo padre ct del Brasile nell’avventura dei Mondiali 2026 dove è il vice. Ieri è stato annunciato l’elenco dei 55 pre-convocati della Seleçao, dove è presente anche Neymar, che ha ancora una speranza per rientrare tra i convocati del torneo.
Le parole di Davide Ancelotti
Il Brasile non vince il Mondiale dal 2002 e negli ultimi anni non è riuscito ad andare oltre i quarti di finale; c’è dunque pressione sull’ex tecnico del Real Madrid, che avrà il compito di riuscire a fare meglio: “Chi fa questo lavoro ama avere la pressione addosso, anzi hai la fortuna di averla addosso. E se sei stato allenatore di squadre come Juventus, Milan, Real Madrid, Psg, Bayern, Napoli ci hai già convissuto parecchio. Il caldo sarà un fattore da non sottovalutare per preparare il Mondiale, così come la strada che sta prendendo il calcio moderno. Credo saranno importanti la disciplina nella fase difensiva e le palle inattive“.
Davide ha parlato anche del suo primo ricordo della competizione più grande nel calcio, che si gioca ogni quattro anni: “Usa 94 al bar del paese. Papà era in America con l’Italia di Sacchi, ma io ero troppo piccolo e giustamente non andai“.

Il figlio di Carletto ha poi raccontato un aneddoto di quando era piccolo che lo lega a suo padre; quest’ultimo cronometrava quanto ci mettesse a indossare il pigiama: “Era uno stratagemma da grande allenatore, crearmi una sfida con me stesso per farmi andare a nanna. In fondo con i calciatori, sempre molto competitivi, funziona allo stesso modo. Anche se poi a volte si esagera. Ricordo, per esempio, che al Real Madrid due giocatori si affrontarono a badminton alle 4 del mattino di ritorno da una trasferta perché se l’erano promessa. O che dovemmo togliere il campetto da calcio-tennis perché le sfide erano troppo accese“.
La Gazzetta ricorda l’immagine di Davide col foglietto dei rigoristi nelle sfide di Champions del Real Madrid con Manchester City e Atletico. Ancelotti jr commenta: “L’ossessione mi è rimasta dalla sconfitta di papà a Istanbul con il Liverpool. Sono convinto che quella dei rigori non sia una lotteria, ma una specialità che va allenata. Anche perché – con cinque cambi più uno ai supplementari – chi va a calciare difficilmente è uno dei tiratori abituali. Al Real segnarono penalty decisivi Rudiger e Nacho. Non erano specialisti, ma avevano due p…. così“.