Cosa resta di questo campionato del Napoli?
DI SERGIO SCIARELLI - Non c'è alcuna eredità lasciata sul campo. Il Napoli è una squadra del cuore d'oro, generosa con gli avversari.

Giovanni Di Lorenzo of SSC Napoli celebrates after scoring during the Serie A match between SSC Napoli and Bologna FC at Stadio Diego Armando Maradona Naples Italy on 11 May 2026. (Photo by Franco Romano/NurPhoto) (Photo by Franco Romano / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
UNA SQUADRA DAL CUORE D’ORO
Tutto si può dire di male sulla squadra e sul suo attuale allenatore, ma non si può negare la dote di altruismo verso concorrenti in crisi da tempo e in modo conclamato. L’ultimo caso di bontà d’animo è stato quello di Napoli-Bologna. Consentire ad una squadra in crisi profonda (reduce da una serie di partite perse e con il problema di fare goal) di venire a giocare al Maradona e di rifilare, tutti insieme, ben tre goal a chi avrebbe dovuto congedarsi degnamente dai soliti 50.000 spettatori, è stato veramente un atto di grande generosità. Il contributo è stato un po’ di tutti ma il principale protagonista è sicuramente uno: un grande allenatore che si affida a una difesa a tre con l’ingresso di un giocatore reduce da un lungo e grave infortunio, giocatori visti a lungo camminare e non correre come i più prestanti avversari, sostituzioni tardive e assurde come quella di giocarsi nei preziosi minuti di recupero il buon Mazzocchi per fargli battere un difficile calcio d’angolo. Come si può disconoscere, ampiamente e non solo a nostro avviso, una partecipazione di Antonio Conte da protagonista in una delle tante partite dedicate a risolvere problemi altrui?

Lei, presidente De Laurentiis, cosa ne pensa?
Ma, oltre alla riconoscenza di chi ha potuto beneficiare in questa e in altre occasioni precedenti, cosa resta, dunque, del Napoli nel campionato 2025-26, affrontato peraltro da campioni d’Italia? L’ottenimento, in una competizione veramente scadente in senso generale, forse un secondo posto (ancora da difendere)) e un ritorno nella Champions (ancora in ballo)?
Per qualcuno, in verità molto generoso, alla fine di un anno che volge al termine, rimarrebbe l’orgoglio per un piazzamento in classifica (al momento con un distacco di ben 13 punti dalla squadra che lo vincerà) e la riconoscenza di parecchi club più deboli, soccorsi peraltro in momenti per noi decisivi. Niente sul piano societario, niente sull’eredità di una campagna acquisti fallimentare, niente sulla sperimentazione di moduli di gioco innovativi, niente sulla motivazione per il prossimo anno di giocatori comprati a caro prezzo e fatti giocare raramente in questo campionato.
E, allora, presidente De Laurentiis, cosa pensa delle valutazioni (forse troppo dure) di un tifoso di lungo corso e da troppo tempo in attesa di rivedere un passato luminoso che, fortunatamente, ha avuto la fortuna di vivere?