Arrestato Bonacina, per cinque anni ha molestato le compagne di nazionale senza che nessuno intervenisse
L'arciere paralimpico è agli arresti domiciliari per stalking e violenza sessuale su cinque atlete e un'allenatrice. L'indagine copre dal 2019 al 2024: tentata violenza alle Paralimpiadi di Parigi.

Czech Paralympic archery champion and current Paralympic world record holder David Drahoninsky competes during the Mens' individual W1 Archery ranking round of the Paris 2024 Paralympics in Paris on August 29, 2024. (Photo by Ian RICE / AFP)
Bonacina, l’arciere arrestato ieri con le accuse di stalking e violenza sessuale, ha 41 anni ed era uno dei volti di punta del tiro con l’arco paralimpico italiano. Campione del mondo nel 2023 e Collare d’oro al merito sportivo del Coni nello stesso anno, è finito ai domiciliari su disposizione della procura di Roma. Secondo l’indagine della polizia postale, avrebbe molestato cinque atlete e un’allenatrice della nazionale tra il 2019 e il 2024. Cinque anni in cui i comportamenti si sono ripetuti con una costanza che non lascia spazio all’equivoco.
Bonacina: dall’arresto ai fatti di Parigi e le chat con le minorenni
Come ricostruito da Repubblica, il passaggio più grave porta dritto alla Francia. Durante le Paralimpiadi di Parigi del 2024 — quelle che dovevano essere la vetrina dello sport paralimpico italiano — Bonacina si sarebbe introdotto nella camera di una giovane atleta appena uscita dalla doccia. La ragazza racconta che l’uomo si è lanciato verso di lei, con addosso solo un asciugamano. Lei è riuscita a divincolarsi. In un’altra occasione aveva preteso da un’atleta un perizoma rosso come portafortuna. Già nel 2021 aveva rivolto frasi esplicite a una diciottenne, seguite dall’invio di immagini delle proprie parti intime. Nel 2023 un’allenatrice ha segnalato un palpeggiamento avvenuto in pubblico, durante una trasferta, davanti ad altri sportivi.
Poi c’è la traccia digitale: messaggi, chat, fotografie mai ricambiate. A una giovane paralimpica ha inviato contatti insistenti fino a immagini intime. A una quindicenne ha scritto frasi inequivocabili. A un’altra minorenne ha mandato foto in cui appare nudo. Materiale su cui si concentra una parte rilevante dell’indagine della polizia postale.
L’arciere arrestato era intoccabile: il sistema che non ha protetto le vittime
La domanda che viene naturale — e che dovrebbe togliere il sonno a qualcuno — è semplice: come è possibile che tutto questo sia andato avanti per cinque anni? La risposta, come spesso accade nello sport italiano, sta nel sistema. Bonacina era un atleta di rilievo: campione del mondo nel 2023 in Repubblica Ceca, oro a squadre nel 2017 in Cina, insignito del Collare d’oro dal Coni. Un profilo intoccabile, o quantomeno scomodo da toccare.
Secondo quanto riportato da Open, alcune segnalazioni delle giovani atlete non avrebbero trovato immediato ascolto. Tradotto: le ragazze hanno parlato, ma nessuno le ha ascoltate abbastanza. O le ha ascoltate e ha deciso che il problema non era abbastanza grande. O che l’atleta era troppo importante. È una dinamica che lo sport italiano conosce bene: si vince sul campo e si cade a pezzi fuori.
Dagli abusi nella ginnastica a Bonacina arciere arrestato: lo schema si ripete
Non è la prima volta che lo sport italiano si trova a fare i conti con storie di questo tipo. Le ginnaste della nazionale hanno raccontato di abusi sistematici al centro federale di Desio, con una di loro che ha tentato il suicidio due volte. Le famiglie hanno scritto a Malagò chiedendo protezione. La Federginnastica ha scoperto di non avere nemmeno gli psicologi nell’organismo di salvaguardia da abusi. Nel 2017 si scriveva che nello sport italiano comandano gli uomini e le donne, pur vincendo, non contano. Siamo nel 2026 e la situazione non è cambiata di una virgola.
Il caso Bonacina aggiunge un elemento in più: siamo nel mondo paralimpico, dove la vulnerabilità delle atlete è doppia e dove la retorica dell’inclusione e del superamento dei limiti rischia di diventare lo schermo dietro cui si nascondono gli abusi. Il presidente del Comitato Paralimpico De Sanctis ha detto che gli atleti paralimpici non sono eroi e non c’è differenza con gli altri. Ha ragione: anche nel paralimpismo i predatori trovano terreno fertile, esattamente come altrove. Con l’aggravante che qui le vittime hanno ancora meno strumenti per difendersi e ancora meno visibilità mediatica quando denunciano.
Il Collare d’oro e la vergogna dello sport italiano
Il dettaglio del Collare d’oro al merito sportivo è quello che fa più male. Il Coni ha premiato Bonacina nel 2023, lo stesso anno in cui un’allenatrice segnalava un palpeggiamento pubblico. Lo sport italiano continua a premiare i risultati e a ignorare tutto il resto. Le medaglie lavano tutto: la condotta, le segnalazioni, le chat con le quindicenni.
Ora la procura di Roma ha messo insieme i pezzi. Le testimonianze delle vittime, i dati della polizia postale, la ricostruzione di un flusso costante di molestie che si inseriva nella quotidianità delle sportive tra convocazioni e trasferte. Cinque anni di comportamenti che, secondo chi indaga, hanno potuto ripetersi anche perché nessuno ha attivato tempestivamente i meccanismi di tutela. Con Bonacina arciere arrestato, lo sport italiano si ritrova davanti allo specchio, ancora una volta. E lo specchio rimanda sempre la stessa immagine: si celebra il campione, si ignora l’uomo. Fino a quando non arriva un giudice.