A Napoli il cinismo pragmatico di Allegri sarebbe rivoluzionario

POSTA NAPOLISTA - DI GENNARO GILIBERTI. A Napoli ormai abbiamo dimenticato che si vince anche giocando male, soffrendo, gestendo, annoiando. Allegri ha una qualità che negli ultimi anni è diventata rarissima: conosce il peso specifico delle partite

A Napoli il cinismo pragmatico di Allegri sarebbe rivoluzionario

Mg Cremona 01/03/2026 - campionato di calcio serie A / Cremonese-Milan / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Allegri al Napoli divide più del presepe a dicembre

L’arrivo di Massimiliano Allegri al Napoli è una di quelle notizie che dividono più del presepe a dicembre: c’è chi prepara già i fazzoletti per il lutto estetico, chi sogna lo scudetto “sporco ma serio”, e chi ormai guarda il calcio come si guarda la politica condominiale: con rassegnata antropologia. Del resto Napoli arriva da anni emotivamente complessi: il romanticismo verticale di Maurizio Sarri, la restaurazione zen di Luciano Spalletti, il caos quantistico post-scudetto dove ogni conferenza stampa sembrava un esperimento sociale. In confronto, Allegri appare quasi come un geometra mandato a ricostruire Pompei con livella e bestemmie sottovoce.

Allegri e Spalletti

Eppure il punto forse è proprio questo: Napoli si è innamorata così tanto dell’idea del bel calcio da dimenticare che, storicamente, le squadre vincono anche giocando male, soffrendo, gestendo, annoiando. Allegri non ti promette l’estasi; ti promette di arrivare a marzo ancora vivo. Che nel calcio moderno è già filosofia applicata. Certo, per il tifoso napoletano medio l’idea di vedere un 1-0 con baricentro basso produce lo stesso entusiasmo di una cena romantica al CAF.

Se andrà male, si dirà che non ha capito l’ambiente

Però Allegri ha una qualità che negli ultimi anni è diventata rarissima: conosce il peso specifico delle partite. Sa quando bisogna dominare e quando basta sopravvivere. E soprattutto sa una cosa che nel calcio contemporaneo scandalizza gli esteti: vincere non sempre è divertente. Poi magari andrà malissimo, perché Napoli è una città che trasforma ogni allenatore in un personaggio di Gomorra scritto da Eduardo De Filippo. Ma forse, dopo anni di tatticismi ideologici, rivoluzioni permanenti e mercati da “escape room”, un po’ di cinismo pragmatico potrebbe perfino sembrare rivoluzionario. E comunque tranquilli: se le cose dovessero andare male, a Napoli non si darà mai la colpa al presidente, al mercato o alla società. Si dirà semplicemente che “Allegri non ha capito l’ambiente”. Come se l’ambiente, negli ultimi dieci anni, avesse capito sé stesso.

Gennaro Giliberti