Schwazer il fuoriclasse amatore: “Lavoro 8 ore al giorno in hotel, mi alleno in pausa pranzo”
Ha il terzo tempo mondiale sulla maratona di marcia, allenandosi nei ritagli di tempo, a 41 anni: "Non posso preparare gare così, e non voglio togliere il posto ai giovani"

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Alex Schwazer, anni 41 e un paio di squalifiche pesantissime (e una molto controversa) per doping alle spalle, a Kelsterbach ha chiuso i 42 chilometri e 195 metri della maratona di marcia (nuova specialità olimpica) in tre ore, un minuto e 55 secondi. Il terzo tempo mondiale stagionale: davanti a lui solo i giapponesi Suwa e Jusho. E dice, intervistato da Repubblica che “forse ho raggiunto un livello mai toccato, se non avessi trovato vento avrei ottenuto un tempo ancora migliore, con tre minuti in meno. Ma quel che è successo in Germania vale ancora di più di quel che facevo da professionista. Perché oggi non vivo solo di marcia come una volta, sono un amatore, e la soddisfazione pensando a tutti i sacrifici miei e di chi mi sostiene è enorme”.
La vita quotidiana del fuoriclasse Schwazer
“In queste cinque settimane sono andato due volte a settimana in pista a Lana, il mercoledì e il sabato, per allenamenti lunghi a cui non mi sottoponevo più da dieci anni. E non ho avuto problemi. Lunedì e martedì sono giorni normali per me: lavoro otto o nove ore, e nella pausa pranzo o al mattino cerco di infilare un allenamento. All’Hotel Palace di Merano mi occupo dello Sport Lab in cui facciamo valutazioni biomeccaniche, posturali, metaboliche, cognitive sugli ospiti. Il mercoledì al mattino facevo l’allenamento lungo, poi in hotel avevo il turno pomeridiano, seguito la sera da un altro allenamentino. Tornavo a casa a Racines e il giovedì mi dedicavo solo alla famiglia. La sera rientravo a Merano e ripetevo la stessa routine del lunedì e del martedì. Poi di nuovo allenamento lungo. Domenica, di nuovo famiglia, da mia moglie Kathrin”.
Schwazer è una storia davvero incredibile. Un fuoriclasse che da un giorno all’altro ha subito l’accanimento della macchina dell’antidoping, si è difeso in ogni sede anche col Sandro Donati un uomo che ha fatto della battaglia al doping una ragione di vita. In Italia, ovviamente, non è mai stato difeso. L’Italia, è noto, detesta i fuoriclasse, coloro i quali hanno una marcia in più. Tranne rarissime eccezioni.