Prima i calciatori dovevano subire il razzismo, ora c’è Yamal “l’ariete democratico” (El Paìs)
"Quando definisce "ignoranti e razzisti" quelli che deridono la sua religione, dimostra il coraggio di chi dice la verità. Come voleva Brecht"

Pre Barcellona 18/03/2026 - Champions League / Barcellona-Newcastle / foto Pressinphoto/Image Sport nella foto: Lamine Yamal
Per El Paìs Lamine Yamal non è solo un fuoriclasse, il futuro Messi o Ronaldo. E’ anche – già adesso – “un ariete democratico dotato dell’astuzia che Brecht richiedeva per diffondere la verità”. Perché denuncia il razzismo negli stadi e nella società e non lo subisce, come un tempo era richiesto ai calciatori.
El Paìs ricorda il “sacrificio” di Wilfred Agbonavbare, che definisce un “eroi silenzioso. Un felino tra i pali, imperturbabile di fronte ai cori xenofobi, nessuno così offensivo come quello che gli fu rivolto dagli Ultras Sur al Bernabéu nel 1993, con il loro famigerato “Bastardo nero, raccogli il cotone!”. Non esistevano protocolli antirazzisti, né un’indignazione collettiva. Forse ciò che pesava di più era la coscienza individuale, un senso di vergogna per tanta barbarie, che si esprimeva nel silenzio quando il contesto era lo stadio. E Wilfred, più esposto del tifoso scontento, sopportò le frecciate d’odio, come in quella partita in cui i guanti del nigeriano tennero in gioco il suo Rayo Vallecano, parando un rigore a Míchel e assicurando un punto allo stadio Castellana tra una raffica di insulti. Wilfred morì di cancro a 48 anni, una fine prematura raccontata in un documentario di Informe Plus che rimane di grande attualità”.
Il giornale spagnolo si riferisce a ciò che è successo durante Spagna-Egitto, e scrive che “i fantasmi riappaiono con ogni attacco xenofobo nello sport, l’ultimo dei quali è stato il coro “Musulmano che non salta” che ha umiliato tutti e fatto infuriare un altro eroe dalle umili origini, Lamine Yamal”, appunto.
Yamal “esercita quella sana ribellione che Wilfred non poteva permettersi contro gli intolleranti. Quando definisce “ignoranti e razzisti” coloro che deridono la sua religione, dimostra il coraggio di chi dice la verità. Inconsapevolmente, Lamine si collega a Bertolt Brecht, che, all’apice del nazismo, si fece paladino della verità come atto politico coraggioso”.









